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Ismea: crescita di produzione e consumi per il settore avicolo

Toccate cifre record nel 2020: 12,6 miliardi di uova prodotte pari a circa 796 mila tonnellate; aumento dei consumi con 219 uova pro-capite

L’Italia è al quarto posto nell’ambito europeo per la produzione stimata di uova da consumo, pari a circa 796 mila tonnellate. I primi tre posti sono occupati da Francia, Germania e Spagna.

La produzione italiana nel 2020, infatti, si attesta su oltre 12,6 miliardi di uova, per un corrispettivo di poco inferiore a 1,4 miliardi di euro per la sola parte agricola. A garantire la produzione sono stati 41 milioni di galline ovaiole accasate in oltre 2.600 allevamenti, di cui 1.444 di grandi dimensioni. A rendere noti questi dati è un report dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (Ismea).

L’aumento della produzione è stato accompagnato da un aumento dei consumi. Come riportato da Ismea, questi sono del 14% in valore e del 12,5% in volume. A confermare il dato anche il consumo apparente che ha raggiunto il suo più alto livello con un oltre 219 uova pro-capite.

«A favorire questo prodotto, in un anno complicato come quello appena concluso» – spiega l’Ismea, – «anche la bassa esposizione verso il canale Horeca e la presenza di un sistema produttivo integrato e autosufficiente, che non ha scontato problematiche di approvvigionamento estero, legate alle limitazioni degli spostamenti».

Il 75% del patrimonio animale nazionale è concentrato nel Nord Italia, in particolar modo in Veneto (25%), Lombardia (24%) e Emilia-Romagna (18%). Al Sud, invece, è la Sicilia a rappresentare il polo di riferimento con quasi tre milioni di capi, pari al 7%. Al Centro, infine, la prima regione produttrice è il Lazio con quasi due milioni di capi, pari al 5%. Secondo i dati registrati in Anagrafe Nazionale, nel 2020 il 49% dei capi in deposizione è allevato a terra, il 42% in allevamenti con gabbie arricchite, il 4% in allevamenti all’aperto e il 5% in allevamenti biologici.

L’Italia è uno dei Paesi europei che sta riducendo la quota di uova provenienti da allevamenti in gabbie arricchite. Se nel 2011, in assenza di una normativa specifica, l’allevamento in gabbie rappresentava il 71%, nel 2020 la quota nazionale di uova provenienti da questo tipo di allevamento è stata del 42%, largamente inferiore alla media europea (49,5%). Rimangono invece meno del 10% i capi che passano parte della giornata all’aria aperta, contro una media europea del 18%.

I capi allevati all’aperto sono circa tre milioni e mezzo e quasi due milioni di questi sono certificati come biologici. La regione più bio risulta essere l’Emilia-Romagna, dove nel 2020 erano presenti oltre 712 mila galline bio, pari al 10% degli oltre 7 milioni di capi allevati in regione. Segue il Lazio con quasi 390 mila capi bio e altri 580 mila capi allevati all’aperto.

Per quanto riguarda i consumi, le uova da allevamento a terra detengono la quota principale dei consumi presso la Gdo (60%) e segnano un incremento dei volumi del 21% rispetto al 2019. Buona la crescita del prodotto proveniente da allevamenti all’aperto con un aumento del 13,4%, che rimane tuttavia ancora una nicchia nella distribuzione moderna (3%). Le uova certificate biologiche mantengono il 10% dei volumi venduti, con incrementi del 4% rispetto al 2019, ma gran parte degli acquisti per questa tipologia avviene in altri canali.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA

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