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Chip e semiconduttori: impasse del settore. La scarsità globale potrebbe durare fino al 2022

Con il blocco degli impianti dovuto alla pandemia di Covid-19 e la riduzione degli investimenti, il settore dei chip si trova ora ad uno stallo. Cresce, nel frattempo la domanda

Il mercato dei chip si trova ad uno stallo dovuto alla scarsità a livello globale causata, da una parte da un imprevisto boom della domanda a fine 2020, dall’altra, dalla pandemia e i conseguenti lockdown.

I semiconduttori sono un elemento fondamentale dell’attuale società digitale: vengono impiegati nella produzione di smartphone, aerei, auto, energie rinnovabili, in ogni settore ed applicazione tecnologica. Il rischio della carenza di chip potrebbe compromettere in modo serio la ripresa dell’economia globale, arrivando a mettere repentaglio i programmi europei per la digitalizzazione ed il green.

A causa dell’emergenza sanitaria mondiale e della chiusura degli impianti si è venuto a creare un drastico ridimensionamento della produzione di chip con conseguente taglio degli ordini di materie prime a buona conduttività elettrica, necessarie per la produzione di semiconduttori. La riduzione degli investimenti ha contribuito a creare un collo di bottiglia ora difficile superare, davanti ad una domanda che è cresciuta improvvisamente a fine 2020, per effetto della maggiore produzione di dispositivi informatici e della crescente domanda del settore automotive.

La situazione che si è venuta a creare sta avendo effetti importanti anche sui mercati delle materie prime, in particolar modo sul silicio, largamente impiegato per la prodizione di chip, ma anche sullo stagno, un materiale a buona conduttività elettrica. Le quotazioni delle materie prime si sono impennate, grazie o a causa di una domanda elevata, che si fatica ad evadere. Tanto che la Cina sta già correndo ai ripari per accumulare scorte necessarie ad evadere la domanda.

Dall’altra parte del mondo, anche Joe Biden è consapevole che questo limite potrebbe impedire agli USA di riproporsi come locomotiva della crescita mondiale, specie ora che la Cina sta portando avanti la sua grande aspirazione di raggiungere l’autosufficienza tecnologica. La Casa Bianca, secondo quanto riferisce la CNBC, starebbe mettendo a punto degli stress test sulla catena di approvvigionamento di semiconduttori, con l’obiettivo di sollecitare le aziende a fare scorta e accumulare determinati materiali o elementi critici. Nel piano da 2.000 miliardi, inoltre, è previsto anche un investimento da 50 miliardi per espandere la produzione di semiconduttori.

Le stime proposte dall’analista Romeo Alvarez di William O’Neil and Company annunciano che la carenza globale di semiconduttori potrebbe estendersi fino al 2022, ponendo problemi di sicurezza sia per gli USA che per l’UE.

I riflessi sulla finanza sono evidenti: il Philadelphia Semiconductor Index continua a crescere dopo aver guadagnato il 107% nel 2020, grazie alle performance brillanti delle società che producono semiconduttori. Fra queste, Applied Materials (+64% da inizio anno), Intel (+29%), KLA-Tencor (+34%) e ASML Holding (+30%). Meno brillante Advanced Micro Devices che aveva corso di più in precedenza (il titolo ha guadagnato oltre il 700% in tre anni).

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA

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