
Per il Fondo monetario internazionale è fondamentale che i Governi proseguano con misure di supporto alla liquidità
Il Fondo monetario internazionale ha pubblicato un report intitolato Insolvency Prospects Among Small and Medium Enterprises in Advanced Economies: Assessment and Policy Options, tramite cui ha lanciato un allarme per quanto riguarda le insolvenze nel campo delle piccole e medie imprese. Le PMI sono tra le più colpite dal coronavirus, anche perché sono la tipologia di aziende prevalente nei settori più in difficoltà, turismo, ristorazione e intrattenimento.
Secondo quanto rilevato dal Fmi, le economie avanzate corrono il rischio di andare incontro a un’ondata di liquidazioni che potrà determinare la perdita di milioni di posti di lavoro minando alla base di una ripresa economica già fragile di per sé.
Finora, le PMI sono state protette quanto possibile da prestiti, garanzie di credito e moratorie sui pagamenti dei debiti, ma queste misure non possono far fronte ai problemi di solvibilità. Il rapporto stima che nel 2021 la pandemia incrementerà dal 10% al 16% la percentuale di PMI insolventi nelle 20 economie più avanzate d’Europa, Asia e Pacifico. Questo potrebbe mettere a rischio 20 milioni di posti di lavoro e ci sarebbero ripercussioni notevoli anche sulle banche. Se si arrivasse all’insolvenza, infatti, verrebbe minato il capitale degli istituti di credito, che per un quarto potrebbero subire una perdita anche di tre punti percentuali nei loro coefficienti patrimoniali. Il 10% rischia di dover far fronte a un calo anche maggiore, almeno 7 punti percentuali.
Secondo il Fmi è necessario che prosegua il supporto del Governo e che i Paesi con adeguato spazio fiscale e trasparenza puntino su iniezioni di capitale attraverso strumenti di quasi-equity.
di: Micaela FERRARO
FOTO: EPA/JIM LO SCALZO
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