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Imprese, quasi la metà è strutturalmente a rischio

Solo 11% risulta solido. Aumenta il rischio shock per le banche

Quasi la metà delle imprese, circa il 45%, è strutturalmente a rischio: esposte a una crisi esogena, subirebbero conseguenze tali da metterne a repentaglio l’operatività. E’ quanto emerge dal Rapporto 2021 sulla competitività dei settori produttivi reso noto dall’Istat secondo cui solo l’11% risulta solido.

Secondo i risultati a fine 2020 il 32,4% delle aziende con almeno tre addetti riteneva ancora compromesse le proprie possibilità di sopravvivenza nei primi 6 mesi del 2021; il 62% prevedeva ricavi in diminuzione e solo meno del 20% riteneva di non avere subito conseguenze o di aver tratto beneficio dalla crisi. Nonostante uno scenario in miglioramento, le prospettive di ripresa per il 2021 sono giudicate limitate: meno di un’impresa su cinque prevede una normale prosecuzione dell’attività nella prima metà dell’anno.

Le più colpite sono soprattutto le unità di piccola e piccolissima dimensione: a fine 2020 si dichiaravano a rischio oltre il 33% delle microimprese con tre-9 addetti, il 26,6% delle piccole (10-49 addetti), il 15,1% delle medie (50-249 addetti) e il 10,7% delle grandi (250+ addetti). Per il 58,1% delle imprese con almeno tre addetti il principale vincolo alla ripresa nel primo semestre del 2021 è la diminuzione della domanda nazionale; per il 19,2% quella della domanda estera, per il 34,1% il rischio di illiquidità, cui provvedere anche attraverso nuove fonti di finanziamento (in particolare l’accensione di nuovo credito bancario).

Si tratta in particolare di agenzie di viaggio (oltre 73%), attività artistiche e di intrattenimento (oltre 60%), legate all’assistenza sociale non residenziale (circa 60%), trasporto aereo (59%), ristorazione (55%). Nel comparto industriale risaltano le difficoltà della filiera della moda: abbigliamento (oltre 50%), pelli (44%), tessile (35%). Gli effetti della pandemia si fanno sentire molto anche su manifattura e turismo. Il fatturato della manifattura ha registrato un calo dell’11,1% rispetto al 2019, con diminuzioni analoghe sul mercato interno (-11,1%) e su quello estero (-11,3%), dovute in buona parte al crollo del secondo trimestre (circa -30% su base tendenziale). Crollano anche le attività legate al turismo, con una diminuzione del 59,2% degli arrivi totali e del 74,7% di quelli dall’estero. 

Per l’Istat, l’insolvenza di molte imprese, che costituisce il principale rischio nei mesi a venire per il sistema produttivo italiano, aumenta l’esposizione del sistema bancario a possibili trasmissioni dello shock dal segmento non finanziario, implicando possibili tensioni sia sui bilanci delle banche, sia sui rapporti banca-impresa. 

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: ANSA/MATTEO BAZZI

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