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Carbossiterapia: cos’è, com’è nata e come viene applicata in ambito medicale

Sperimentazione e ricerca clinica al servizio della medicina mondiale

Carbossiterapia Italiana: la somministrazione di anidride carbonica medicale per via invasiva potrebbe essere la risposta a diverse patologie? Ce ne parlano il fondatore e Presidente dott. Roberto Maria Parmigiani e la dottoressa Valentina Gariboldi che si occupa degli Affari Internazionali.

La storia della Carbossiterapia Italiana si intreccia a stretto legame con la storia personale del dott. Parmigiani: nel 1990 gli viene diagnosticata la sindrome di Raynaud e si reca così alla terme di Royat, in Francia, dove le patologie vascolari vengono trattate con i bagni carbo-gassosi a secco. Il futuro fondatore decide così di sperimentare l’applicazione del CO2 anche nell’ambito della flebologia.

Da questa prima esperienza sperimentale viene creata una prima apparecchiatura per il trattamento delle patologie. Dal 1990 al 1993, quando ancora questa terapia non gode di credito scientifico, vengono trattati soprattutto pazienti diabetici.

Oggi i trattamenti proposti dalla Carbossiterapia Italiana sono applicati soprattutto nell’ambito della medicina estetica con effetti, in particolare, su sistema linfatico, sistema cardiocircolatorio, adiposità localizzate ed elasticità della cute. Sempre operando nell’ambito della flebologia, il metodo ha diverse applicazioni in base ai mercati a cui si rivolge. Con sedi operative in tutto il mondo, ad esempio Marocco, Stati Uniti, Francia, Sud America, i medical devices vengono registrati e commercializzati con l’approvazione del Ministero della Salute locale.

La mission principale dell’azienda è quella di portare in tutto il mondo una terapia sicura, fare ricerca clinica per far sì che il metodo venga accreditato tramite pubblicazioni scientifiche riconosciute. Per farlo, la Carbossiterapia Italiana punta molto sulla formazione della classe medica, tramite atenei ed enti privati, e sulla ricerca e sviluppo.

La metodologia della Carbossiterapia Italiana, inoltre, ha ottenuto un importante riconoscimento da parte di Rita Levi Montalcini nell’ambito dell’applicazione sulle piaghe da decubito, operata soprattutto in Germania.

Grazie ad uno studio multicentrico, la Carbossiterapia Italiana sta attualmente lavorando all’applicazione futura del metodo su ulteriori casi, come ad esempio le patologie che comportano una situazione di trofismo, le patologie post-partum e post menopausa.

La Carbossiterapia Italiana, infine, è, per volere del suo fondatore, impegnata a livello etico nei Paesi africani dove i bambini spesso non hanno accesso alle cure sanitarie. In particolare, tramite la costruzione di una clinica apposita in Costa d’Avorio, studia la possibile applicazione dei macchinari sulle piaghe derivanti da ulcera del Buruli, una malattia che si sta diffondendo anche in altre regioni del mondo. A tal proposito è in corso un studio approfondito insieme all’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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