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Bufera su Pfizer: la società condannata per gli effetti scioccanti del Cabaser

La società dovrà risarcire per oltre 600 mila euro un uomo che aveva preso il medicinale per combattere il Parkinson. Gli ha causato ludopatia ed ipersessualità 

Guai in vista per Pfizer Italia che è stata condannata al pagamento di oltre 600 mila euro, tra danni morali ed economici, per gli effetti collaterali di un farmaco per la cura del Parkinson, il Cabaser, che ha causato ludopatia e ipersessualità in un 60enne residente nel centro Italia. La condanna è arrivata dalla Corte d’Appello di Milano che ha confermato la sentenza di primo grado di marzo 2020 emessa dal Tribunale per una causa iniziata nel 2015.

A quanto pare sino ai 40 anni l’uomo non aveva mai toccato nemmeno un Gratta&Vinci. I suoi genitori gestivano una tabaccheria e gli effetti del gioco lui li conosceva bene: ogni giorno vedeva persone confidare nella fortuna, investire denaro e uscire senza più nulla in tasca. Poi nel 1999 gli è stato diagnosticato il Parkinson, dal 2001 al 2006 gli è stato prescritto il Cabaser della Pfizer e sono arrivati gli effetti indesiderati: la ludopatia e l’ipersessualità. Cinque anni da incubo in cui da persona normale si è trasformato in un giocatore incallito: ha utilizzato 1.802 carte di credito usa e getta per giocare online, lui che fino ad allora non aveva mai giocato. Non solo: è stato anche costretto a lasciare il lavoro in una azienda a cui aveva sottratto 100 mila euro, soldi che ora dovrà restituire. «I primi sintomi si sono manifestati pochi mesi dopo l’assunzione del farmaco – ha raccontato l’uomo ai giudici. – Ero diventato ipereccitato sul piano sessuale, poi ho incominciato a giocare, credevo di essere impazzito».

Secondo quanto spiegato dai legali dell’uomo la prima sentenza, poi confermata in Appello, è arrivata due complesse consulenze tecniche cui ha partecipato attivamente anche l’azienda con un proprio esperto, senza però convincere i qualificati periti del giudice.

Ora l’uomo verrà risarcito ma rimane il fatto che la sua vita è distrutta. «Mi dimenticavo di lavorare, giocavo in ufficio, a casa di notte mentre mia moglie dormiva. Sono diventato anche bugiardo perché non si accorgesse di nulla. Credevo di essere impazzito», ha confessato l’uomo.

Invece era tutta colpa del farmaco e della mancanza sul foglietto illustrativo di quelli che potevano essere gli effetti collaterali. «Non abbiamo mai messo in dubbio l’ottima azione del medicinale sotto il profilo medico – ha dichiarato l’avvocato Stefano Bertone – ma semplicemente il difetto per mancanza di una qualità fondamentale, ovvero l’indicazione in foglietto illustrativo delle reazioni avverse: gli utilizzatori devono sempre conoscerle in anticipo. Quei bugiardini, che avvisano i consumatori di non farsi sorprendere dagli effetti sul loro comportamento, sono stati aggiornati tardi. Si sarebbe potuto e dovuto fornire queste informazioni molto prima e le sentenze lo confermano». 

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: EPA/ANDREW GOMBERT

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