
La metà di queste sono al Centro ed al Sud. Molte peccano di innovazione
73.200 imprese italiane rischiano di chiudere. Si tratta del 15% del totale, di cui quasi 20 mila nel Mezzogiorno (19.900) e 17.500 al Centro. Sono realtà molto variegate che hanno tra i cinque ed i 499 addetti. E’ quanto emerge dall’indagine Svimez-Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne-Unioncamere secondo cui una quota quasi doppia riguarda le imprese dei servizi (17%), rispetto alla manifattura (9%).
Quasi la metà (48%) delle imprese italiane è fragile: non innovative, non digitalizzate e non esportatrici. Al Sud questa quota arriva al 55%, a quasi il 50% al Centro, al 46% ed al 41% rispettivamente nel Nord-Ovest e nel Nord-Est. L’incidenza è ancor più intensa nel settore dei servizi, dove i deficit di innovazione e digitalizzazione fanno sì che le imprese fragili superino il 50% a livello nazionale, sfiorando il 60% al Sud. Nel comparto manifatturiero sono fragili in Italia il 31% delle aziende che salgono al 39% nel Mezzogiorno.
Nel rapporto viene messo in evidenza come le imprese a rischio di chiusura siano quelle che “hanno forti difficoltà a resistere alla selezione operata dal Covid come risultato di una fragilità strutturale dovuta ad assenza di innovazione (di prodotto, processo, organizzativa, marketing), di digitalizzazione e di export, e di una previsione di performance economica negativa nel 2021“.
di: Maria Lucia PANUCCI
FOTO: ANSA/MATTEO BAZZI
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