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Le soluzioni fuori dagli schemi di Addiction Digital Pioneers

Dalla provincia di Reggio Emilia la software house che ruota intorno alle persone

Dagli albori del digitale ad oggi: la parabola di Addiction Digital Pioneers nel mondo della User Experience. Ce lo racconta l’Amministratore delegato Daniele Davoli.

Addiction Digital Pioneers nasce nel 2001 quando in Italia si stavano diffondendo Internet e i primi siti Web. A quei tempi i siti erano brutti, lenti e pesanti, da questo contesto quattro giovanissimi capirono che c’era spazio per lavorare su cose che fossero belle e facili da usare, ovvero sulla User Experience. Una decina di anni dopo fecero la loro comparsa le applicazioni mobile e l’azienda decise di evolversi e di progettare prodotti proprio, trasformandosi di fatto in una software house.

Per la sua crescita Addiction si è concentrata in particolar modo sulle esigenze dei clienti. Tra i risultati di questa attenzione c’è, ad esempio, PIM (Product Experience Manager), una sorgente on cloud di dati che rappresenta un database in grado di raccogliere tutti i contenuti e le informazioni utili ad un’azienda per comunicare efficacemente. Il servizio, inoltre, offre anche strumenti utili per comunicare e trasferire queste informazioni e rappresenta una vera e propria esperienza digitale, fatta di App e siti Web, a disposizione dei clienti. PIM si muove in due direzioni: quella del mondo marketing e vendite con applicazioni specifiche per la formazione e quella della comunicazione interna e gestione delle risorse umane che possa avvicinare l’azienda al singolo dipendente. Quest’ultima applicazione ha rivelato tutta la sua utilità nel corso dell’ultimo anno perché ha rappresentato un canale preferenziale per comunicare le giuste informazioni al giusto utente. Questo perché tutte le attività di comunicazione vengono profilate sulla base del ruolo e del reparto e prevedono un feedback.

Per mettere a punto i suoi servizi Addiction si concentra su come ragiona l’utente per progettare il prodotto migliore possibile. Una strategia consolidata ancor di più con la crisi quando l’azienda ha deciso di avvicinarsi ancora di più ai clienti per capirne i bisogni e poterli aiutare. In quest’ottica ha anche offerto periodi gratuiti di prova e lanciato progetti pilota, senza considerare la progettazione di strumenti utili per il lavoro da remoto. Nell’ambito del commerciale, ad esempio, è stato messo a punto un artifizio tecnologico per permettesse agli operatori di raggiungere il proprio mercato di riferimento in videoconferenza.

Proprio questa creatività di approccio ai progetti è, probabilmente, il principale punto di forza di Addiction, seguito dall’estrema attenzione per la User Experience, la flessibilità e la possibilità di personalizzazione, la capacità di creare soluzioni fuori dagli schemi. Rispetto alle grandi multinazionali con cui si fronteggiano, l’azienda lavora in modo sartoriale: il prodotto viene configurato, o addirittura sviluppato, sulle esigenze del cliente mettendo insieme una solida base software alla personalizzazione della parte dedicata all’utilizzatore.

Per il futuro Addiction vuole seguire due strade: continuare ad investire sulla relazione con l’utente, avvicinandosi dunque alla logica del Customer Relationship Management, e lavorare sulla gamification dei prodotti.

Il segreto dell’azienda non è uno, bensì tre: creatività, curiosità e tenacia. A cui se ne aggiunge un quarto, ovvero una squadra di giovani talenti che non mollano mai.

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