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Imprese, la coesione genera più export e investimenti per le sfide del futuro

La coesione è la carta vincente per la transizione ecologica e per affrontare i cambiamenti del mondo e del sistema economico 

La coesione come carta vincente per la transizione ecologica e per affrontare le sfide del futuro. E’ quanto emerge dalla fotografia scattata dal rapporto Coesione è competizione. Nuove geografie della produzione del valore in Italia, realizzato da Fondazione Symbola, Intesa Sanpaolo ed Unioncamere da cui emerge che le imprese coesive esportano e investono di più e sono anche le più preparate ad affrontare i cambiamenti del mondo e del sistema economico in generale. «La coesione è una carta vincente – osserva il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro. – Coesione vuol dire coesione tra le imprese, ma anche coesione delle imprese con le persone che ci lavorano e con il territorio circostante. Questi fattori, messi insieme, permettono alle imprese di essere più competitive, non solo di avere un rapporto migliore con l’ambiente. Questo lo aveva capito tanti anni fa Adriano Olivetti, ma ora è diventato più importante, grazie al fatto che la tecnologia digitale permette più rapidamente il raggrupparsi di queste attività e di estenderle al di là dello spazio».

Nello specifico le aziende che si muovono sul palcoscenico della coesione esportano di più, il 58% contro il 39%; fanno maggiori investimenti verdi, il 39% contro il 19%; migliorano prodotti e servizi, il 58% contro il 46%; adottano misure legate al Piano di Transizione 4.0 (il 28% contro l’11%); e investono di più in cultura (il 26%).

La maggior parte delle imprese coesive si trovano in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. In generale nel 2020 sono aumentate e incidono per il 37% rispetto al 32% del 2018 ma resta ancora molto da fare. «Coesione vuol dire anche miglioramento del bilanciamento di genere: si sono compiuti passi importanti con un incremento delle donne nei CdA delle società quotate passato da 170 nel 2008 (il 5,9%) alle 811 di oggi (il 36,3%); mentre nei collegi sindacali si è passati dal 13,4% del 2012 al 41,6% del 2019, con 475 sindaci donne», si legge nel rapporto.

Quelle delle imprese coesive sono sfide che chiamano ad un’azione comune imprese, comunità, istituzioni, cittadini. «La capacità umana di cooperare e costruire comunità che condividono idee, informazioni, esperienze e valori – conclude il rapporto – può rappresentare una strategia potente per superare le crisi dei nostri tempi. Ce ne siamo resi conto in questi mesi di lotta al Covid-19. Grazie alla collaborazione di tante associazioni del terzo settore, all’impegno dei volontari e alla solidarietà di migliaia di cittadini e imprese siamo riusciti a ridurre in parte, ma non arginare, l’urto della crisi sulle vecchie e le nuove povertà».

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: ANSA/MATTIA SEDDA

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