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Didi nei guai. Pechino la rimuove dagli app store domestici

L’Uber cinese ha violato le leggi sulla raccolta e l’utilizzo dei dati personali. Per questo non potrà più essere scaricata da nuovi utenti. Indagini in corso anche per le tech Full Truck Alliance e Boss Zhipin

Guai in vista per Didi, l’Uber cinese per prenotare passaggi in auto private o noleggiare veicoli. La Cyberspace Administration of China (Cac), l’agenzia di regolamentazione Internet cinese, ha stabilito che l’applicazione dovrà essere rimossa da tutti gli app store domestici, anche se gli utenti che l’hanno già scaricata potranno continuare ad utilizzarla. Secondo l’autorità la piattaforma ha “seriamente violato le leggi sulla raccolta e sull’utilizzo di informazioni personali“, anche se non ha specificato quali fossero i problemi riscontrati nella politica di gestione dei dati.

A solo quattro giorni dall’ipo da 4,4 miliardi di dollari a Wall Street (leggi qui), l’Uber cinese non potrà quindi più essere scaricata da nuovi utenti. «Questa mossa può anche essere interpretata come un segnale dell’insofferenza cinese nei confronti delle ipo all’estero», ha detto Xiaomeng Lu, direttore della divisione geotecnologie di Eurasia Group.

E in effetti questo non è il primo caso di una stretta autoritaria subito dopo un collocamento a Wall Street. Proprio oggi, infatti, la Cac ha aperto le indagini anche su Full Truck Alliance, la piattaforma di logistica nata dall’unione di Huochebang e Yunmanman, e su Boss Zhipin, l’applicazione dedicata al reclutamento del personale. Entrambe le società tech si sono quotate negli Stati Uniti a giugno e, come Didi, non potranno essere scaricate da nuovi utenti durante l’inchiesta.

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: EPA/ALEX PLAVEVSKI

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