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Istat, giù i consumi, soprattutto quelli culturali. Gli italiani sono formiche

Nel 2020 è cresciuta la povertà assoluta e sono crollati i matrimoni ma le prospettive per l’economia sono favorevoli per i prossimi mesi

«Nel 2020 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici si è ridotto del 2,8% (meno 32 miliardi), quasi azzerando la crescita del biennio precedente. Ma gli italiani si sono comportati da formiche: i consumi finali hanno subito una caduta di dimensioni molto più ampie (meno 10,9%) e mai registrate dal dopoguerra e la propensione al risparmio è salita dall’8,1 al 15,8%». E’ quanto rileva l’Istat nel rapporto 2021 sulla situazione del Paese. Il reddito primario delle famiglie è sceso di 92,8 miliardi di euro (meno 7,3%) ma i massicci interventi pubblici per 61 miliardi hanno compensato due terzi della caduta.

Si riducono ulteriormente le già scarse risorse che le famiglie destinano ai consumi culturali, solo il 2,1% della spesa totale nel 2020. «Cinema e spettacoli dal vivo – osserva l’Istituto di statistica – hanno avuto 67 giorni di funzionamento ordinario, 134 di riaperture contingentate e 165 di chiusura totale. Per Musei e biblioteche ci sono stati 173 giorni di riaperture parziali e 126 giorni di chiusura totale». 

Nel 2020 la povertà assoluta è in forte crescita: interessa oltre due milioni di famiglie, pari al 7,7% del totale. La condizione peggiore la si trova al Nord. Le famiglie più colpite sono state quelle con una persona di riferimento occupata, mentre dove c’è almeno uno straniero l’incidenza di povertà è arrivata al 25,3%. Più di una persona su cinque ha avuto difficoltà a fronteggiare impegni economici.

Nel 2020 si sono celebrati meno di 97 mila matrimoni, quasi la metà rispetto al 2019 (-47,5%). La diminuzione delle nozze è stata più marcata nel Mezzogiorno (-55,1%) e più contenuta nel nord-est (-38%).

Nonostante questi dati l’Istat si dice fiduciosa per il futuro. Le prospettive per l’economia italiana rimangono “particolarmente favorevoli” per i prossimi mesi. Nel mercato del lavoro, si sono rafforzati i segnali di miglioramento dell’occupazione e le attese su nuovi posti da parte delle imprese mantengono un profilo espansivo.

di: Maria Lucia PANUCCI

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