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Istat, aumenta nel 2020 la povertà anche tra chi lavora

Ancora 735 mila occupati in meno rispetto al pre-Covid. Il lavoro da remoto è passato dal 5% del 2019 al 14% nel 2020

Nel 2020 si contano oltre due milioni di famiglie in povertà, con un’incidenza passata dal 6,4 del 2019 al 7,7%, e oltre 5,6 milioni di individui, in crescita dal 7,7 al 9,4%. Lo ha detto il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo in audizione alla Camera sulle diseguaglianze prodotte dalla pandemia.

Blangiardo ha sottolineato che il blocco improvviso di interi segmenti dell’economia, con gli effetti sulla produzione di valore aggiunto e sull’occupazione, ha determinato nella primavera del 2020 una forte caduta del reddito disponibile, nonostante le misure pubbliche di sostegno introdotte dal Governo. «I consumi finali delle famiglie hanno così subito un crollo di dimensioni mai registrate dal dopoguerra, con una diminuzione del 10,9% che ne ha portato il valore a un livello di poco superiore a quello del 2009, e a quello del 1997 se considerato al netto dell’effetto della variazione dei prezzi – ha spiegato. – Dall’indagine sulle spese per consumi, la stima della spesa media mensile familiare per il 2020 è di 2.328 euro mensili in valori correnti, in calo del 9,0% rispetto al 2019».

La pandemia ha colpito duramente anche il mercato del lavoro. L’occupazione è diminuita drasticamente nel 2020 con “contraccolpi che si sono estesi fino a gennaio 2021” mentre da febbraio l’occupazione è tornata a crescere, seppure in modo graduale. Tra febbraio e maggio 2021 gli occupati hanno raggiunto 22 milioni 427 mila, un livello comunque inferiore di 735mila unità (-3,2%) rispetto a quello pre-pandemia e prossimo ai livelli registrati a metà 2015.

Uno dei cambiamenti indotto dall’emergenza Covid è stato la diffusione dello smart working. A fine 2019 lavorava da remoto circa il 5% degli occupati, con una forte prevalenza degli indipendenti; nel secondo trimestre del 2020 l’incidenza ha superato il 19%, raggiungendo il 23,6% per le donne, con un deciso aumento della quota dei dipendenti. In seguito, l’incidenza del lavoro a distanza si è ridotta, in linea con l’evoluzione delle misure di contrasto all’emergenza, collocandosi al 14% in media d’anno. 

di: Maria Lucia PANUCCI

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