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Cuba, le proteste di un popolo che rivendica libertà

L’analisi dell’Avvocato Emanuela Fancelli

«Libertà Patria vita…» Questo è il grido dei manifestanti cubani che, nel luglio scorso, sono scesi per le vie di Cuba, protestando contro il Governo e rivendicando il proprio diritto alla libertà, spinti dalla dilagante mancanza di cibo e medicine.

I prezzi dei generi di prima necessità sono aumentati drasticamente e le scorte, praticamente inesistenti, hanno permesso la ricostituzione di un “mercato nero” dove trovare, ad importi spropositati, alimenti e farmaci.

Il governo cubano è forse di fronte ad una delle maggiori paure dei sistemi dittatoriali: non la disperazione crescente del proprio popolo, ma, il coraggio di reagire che ha dato voce ad un dissenso che ha varcato il confine della nazione. Le proteste, considerate le maggiori dal 1994, sono state arginate con la solita repressione ben nota ai regimi dittatoriali, dalle punizioni sul luogo di lavoro, agli arresti arbitrari, mentre le manifestazioni in difesa della libertà sono state abilmente manipolate, evidenziandone esclusivamente l’aspetto economico, così da addossarne le colpe all’embargo Statunitense.

Molte le personalità cubane intervenute in aperta difesa del popolo; tra queste, il dottor José Ramon Viñas Alonso, Sovrano Gran Commendatore di Cuba, personalità di spicco della massoneria mondiale che, in una lettera aperta, ha espresso la propria disapprovazione per gli arresti e le violenze contro manifestanti pacifici la cui unica colpa era quella di esternare il proprio dissenso nei confronti dell’attuale politica Cubana. Con parole decise, il dott. Viñas, ha accusato il Governo di giustificare la crisi nella quale versa il Paese con ragioni esterne, senza riconoscersi alcuna responsabilità. Il suo gesto ha immediatamente catturato l’attenzione delle autorità, costringendolo ad affrontare un lungo “dialogo” per chiarire la propria posizione. Questa circostanza ha reso ancor più evidente la vicinanza del dott. Viñas alle problematiche vissute dai suoi connazionali, e, nel contempo la fiducia che questi, riconoscendo la verità nelle sue esternazioni, ripongono in lui.

Le condizioni del popolo cubano sono allo stremo e, grazie ai social ed alla tecnologia, le immagini di repressione, povertà e miseria, nonché i tentativi di ritorsione nei confronti di quanti si siano esposti contro la dittatura, come il dott. Viñas, hanno fatto il giro del mondo ed ora non si può far finta di non sapere; tuttavia si deve sperare che gli Stati occidentali sostengano il popolo cubano, in modo diretto, appoggiandone le rivendicazioni di libertà, senza cadere nella trappola del Presidente Miguel Díaz-Canel di additare gli Stati Uniti come i colpevoli di una situazione che, invero, ha la sua origine in anni di dittatura.

È più facile individuare nell’embargo statunitense la causa della difficile situazione nella quale versa il popolo cubano, piuttosto che definire fallimentare la politica cubana degli ultimi decenni?

Ho avuto l’onore di riflettere su questo interrogativo assieme Sen. Manuel Vescovi (Lega – Salvini Premier), in una recente intervista rilasciata per L’Opinione di Emanuela Fancelli , nella quale il Sen. Vescovi ha focalizzato il problema nella tipologia di governo che Cuba ha avuto negli ultimi anni, con un programma economico-sociale e sanitario che si è rivelato fallimentare, con scelte che oggi è il popolo a pagare a caro prezzo. Sarebbe oltremodo riduttivo ed ingenuo credere che l’attuale situazione del popolo cubano sia esclusivamente conseguenza dell’embargo statunitense, semmai alcuni provvedimenti hanno impatti ancor più socialmente forti poiché si scontrano con una povertà generale consolidatasi negli anni; il Sen. Vescovi ha colto l’occasione per ribadire l’inscindibilità delle libertà, politica, personale,
d’opinione ed economica, auspicando, per Cuba, un cambiamento che parta proprio dal riconoscimento dei diritti fondamentali della persona.

Non si può trascurare come povertà, fame e privazione della libertà d’opinione siano una combinazione vincente per sottomettere un popolo, e, difatti, la repressione violenta e la censura continuano ad essere la prima risposta del Presidente Díaz-Canel; tuttavia esiste un punto di non ritorno, quello che, da sempre, ha giustificato le grandi rivolte e le storiche rivoluzioni, che ha ispirato le forti personalità e unito i cittadini; forse l’11 luglio 2021 ha segnato un nuovo inizio? Forse la protesta, come un virus, si propagherà, seminando, nelle menti e nei corpi, la convinzione che la Libertà sia possibile e vicina e, anche quando apparentemente si penserà di aver messo tutto a tacere, in realtà in ogni cubano riecheggeranno forti le parole di Josè Martì: «bisogna prendere, non richiedere i diritti; impossessarsene, non elemosinarli».

di: Emanuela FANCELLI

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