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Ride-hailing, nel mirino di Pechino finiscono 11 società. C’è anche Didi

L’accusa pubblica è è di aver ingaggiato conducenti non qualificati e di aver utilizzato vetture non in regola

La Cina punta il dito sulle aziende di ride-hailing, ovvero il servizio vettura più autista. 11 società di taxi privato sono finite nel mirino tra cui anche Didi, la Uber cinese.

Il ministero dei Trasporti, insieme ad altre autorità che includono la Cyberspace Administration of China e l’Amministrazione statale per la supervisione dei mercati, hanno interrogato congiuntamente le società. Per loro l’accusa è di aver ingaggiato conducenti non qualificati e utilizzato vetture non in regola. La richiesta è di rettificare il comportamento ritenuto illegale. «Richiediamo che queste piattaforme controllino i loro problemi, rettifichino comportamenti illegali, salvaguardino i principi del mercato relativi alla giusta concorrenza, creino un contesto solido per lo sviluppo sano dell’industria dei taxi privati», ha comunicato il ministero dei Trasporti, stando a quanto riportato dalla Cnbc.

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: EPA/ALEX PLAVEVSKI

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