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L’arte all’asta: il Met batte foto e duplicati delle opere in collezione per far fronte alla crisi

Il museo newyorkese venderà in totale 219 duplicati per una cifra stimata tra i 900 mila e l’1,4 milioni di dollari

Il Metropolitan Museum of Art batte all’asta da Christie’s stampe e fotografie per far fronte ad un deficit di entrate da 150 milioni di dollari, causato dalla pandemia. Come annunciato dalla nota casa d’aste, le opere, 219 in tutto, sono duplicati di altre nella collezione del museo e saranno messe in vendita in tre eventi a partire dal mese prossimo.

La prima asta dal 24 settembre al 7 ottobre sarà online e includerà 168 esempi di foto della Guerra Civile, parte di una delle collezioni più ricche del genere e acquistata nel 1933 dal Military Order of the Loyal Legion. Altre 16 foto, tra cui 7 scatti di Frank dal libro The Americans sarà battuta in presenza il 6 ottobre mentre il resto delle opere, stampe e multipli, sarà al centro di un’altra vendita online dal 4 al 18 novembre. Tra le opere ci saranno anche incisioni di Roy Lichtenstein e creazioni di Pablo Picasso e Frank Stella. L’obiettivo del Met è ricavare dall’asta una cifra complessiva che va dai 900 mila a 1,4 milioni di dollari. Ad assistere all’operazione sarà il gallerista Tobias Meyer, un ex battitore di Sotheby’s, nel processo di de-accessione.

La vendita è consentita da una rara finestra di due anni aperta fino ad aprile 2022 dall’Associazione dei Direttori dei Musei d’Arte Americani che consente ai suoi membri di scaricare sul mercato opere per raccogliere fondi da destinare alla cura della collezione. Queste vendite, tuttavia, hanno scatenato non poche proteste del pubblico, alcune clamorose, come quella dell’anno scorso quando il Baltimore Museum of Art ha finito per ritirare importanti opere di Andy Warhol, Clyfford Still e Brice Marden da un’asta di Sotheby’s dopo aver rivelato che non era in difficoltà finanziarie, ma voleva piuttosto diversificare la sua collezione.

L’approccio del Met è diverso: «abbiamo fondi di dotazione significativi che sono destinati solo alle acquisizioni – ha detto il direttore, Max Hollein ad Artnet News. – Sembra invece appropriato usare i proventi del nostro regolare programma di de-accessione per sostenere gli stipendi del personale in questo anno straordinariamente difficile».

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/EPA/Peter Foley

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