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Riforma del catasto, il punto di vista partiti e sindacati

Si tratta di un nodo cruciale nel piano per il Recovery

Si è parlato molto negli ultimi giorni della riforma del catasto (leggi qui).

È un passo necessario per poter spendere i soldi del Recovery Fund, tanto che potrebbe essere incluso all’interno della riforma fiscale, ma nella maggioranza di Governo ci sono posizioni contradditorie e anche le parti sociali sono in disaccordo.

Nello specifico, si oppongono con fermezza Lega e Forza Italia, che si sono dette contrarie a qualsiasi intervento sulle tasse sulla casa. Il M5S, con posizione intermedia, ha dichiarato che la riforma catastale non è una priorità al momento, perché non serve per rilanciare l’occupazione e la crescita del Paese.

La sottosegretaria all’Economia Maria Cecilia Guerra, un passato politico tra PD e il partito Articolo Uno di cui è una delle due rappresentanti nelle liste, si è detta invece favorevole al cambiamento: «molti proprietari hanno paura che riforma significhi aumento delle imposte – ha spiegato – perché vi è una comunicazione falsata. In realtà non si prospettano aumenti ma solo una migliore distribuzione dell’onere».

La riforma catastale andrebbe infatti a coinvolgere un aggiornamento dei valori catastali. Negli anni la situazione delle città è cambiata: alcune case hanno acquisito più valore perché è migliorata la zona in cui sorgono, per esempio sono migliorati trasporti o servizi. Secondo i fautori della riforma quindi, ci sono in Italia dei proprietari che non pagano un’imposta realistica rispetto al valore della casa, mentre altri pagano di più per immobili in aree interne che hanno perso valore con il tempo.

La riforma passerebbe quindi per una rivalutazione delle rendite al valore medio di mercato, per il conteggio dei metri quadrati anziché dei vani e per una riduzione delle categorie nelle quali sono suddivisi gli immobili.

Rimarrebbero però esentate le prime case.

I sindacati hanno una posizione simile a quella della sottosegretaria. La Uil ritiene che la riforma del catasto sia necessaria in modo da rendere più equo il mattone come bene. Una posizione a cui si uniforma anche l’amministratore delegato di Nomisma, Luca Dondi. Di parere avverso invece Confedilizia: «se c’è un’urgenza in campo immobiliare non è certo la riforma del catasto, bensì una netta riduzione della tassazione, specie quella di natura patrimoniale. Basti pensare al fatto che, dal 2012, l’Imu pesa 12-13 miliardi in più ogni anno rispetto all’Ici», ha fatto presente il presidente Giorgio Spaziani Testa.

La chiave, secondo Confedilizia, è ridurre il carico fiscale, iniziando dalla patrimoniale sugli immobili inagibili e nei piccoli centri in via di spopolamento.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA

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