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Mance? Ora anche su queste si pagano le tasse. Lo dice la Cassazione

I giudici supremi hanno accolto il ricorso del fisco contro un dipendente di un lussuoso albergo in Costa Smeraldo che per la sua gentilezza aveva accumulato 84 mila euro di mance in un solo anno

Sulle mance date in contanti ora si pagano le tasse, visto che sono considerate come reddito da lavoro dipendente. Lo ha stabilito la Cassazione, facendo riferimento alle leggi del nostro ordinamento giudiziario. L’attuale articolo 51 del Testo unico delle imposte sui redditi, nel testo post riforma Irpef del 2004, prevede, infatti, una nozione onnicomprensiva di reddito da lavoro dipendente, non più limitata al salario percepito dal datore di lavoro. Nella definizione in vigore rientrano dunque tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo di imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, collegate al rapporto di lavoro. E quindi secondo i giudici di legittimità anche le mance rientrano nella nozione di reddito da lavoro dipendente.

La Suprema Corte, con la sentenza 26512, ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate impegnata in una querelle con il capo ricevimento di un lussuoso Hotel a 5 stelle della Costa Smeralda. Ad avviso del fisco le generose mance dei vacanzieri avevano portato nelle tasche del dipendente dell’albergo circa 84 mila euro in un solo anno, denaro, elargito in cambio della cortese accoglienza, che l’Agenzia delle Entrate aveva catalogato come reddito da lavoro dipendente non dichiarato.

Contro l’accusa di evasione il contribuente si era rivolto ai giudici, contestando quanto detto e fatto dall’Agenzia. La Commissione tributaria regionale si era trovata d’accordo con il lavoratore ma ora la Cassazione ha ribaltato tutto. «In tema di reddito da lavoro dipendente – spiegano i giudici – le erogazioni liberali percepite dal lavoratore dipendente, in relazione alla propria attività lavorativa, tra cui le cosiddette mance, rientrano nell’ambito della nozione onnicomprensiva di reddito fissata dall’articolo 51, primo comma, del Dpr 917/1986, e sono pertanto soggette a tassazione».

Il contribuente sarà ora costretto a pagare le tasse sulla cospicua somma ricevuta sotto la voce “mancia”.

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: ANSA/Ciro Fusco

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