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L’Indice di Sportività mette sul podio Varese, Trento e Genova

Ecco le ultime rilevazioni del parametro che misura la diffusione e la qualità dello sport nelle province italiane: Lombardia in vetta, in affanno il Meridione

È stata un’estate letteralmente d’oro per l’agonismo italiano: prima il trionfo agli Europei di calcio e Berrettini in finale a Wimbledon, poi la pioggia di medaglie alle Olimpiadi e alle Paralimpiadi di Tokyo, per concludere con la storica vittoria delle nazionali di pallavolo di ambo i sessi.

Una stagione che ha sicuramente fatto da spinta al ritorno in grande stile, dopo la pausa dovuta all’aggravarsi della pandemia, dell’attività sportiva del nostro Paese e che ha inciso sensibilmente, precisamente per il 12%, nell’insieme dei fattori che compongono l’Indice.

Si registra il grande balzo in avanti della provincia di Varese, che dalla 14esima posizione dell’anno scorso passa in testa alla classifica delle città più virtuose nell’ambito della qualità dei servizi offerti nelle discipline sportive più disparate; subito sotto troviamo Trento, che in compenso resta la località più appetibile per quanto concerne l’organizzazione e la gestione dei grandi eventi nazionali e internazionali; medaglia di bronzo per Genova, il capoluogo sul quale la pandemia ha inciso più negativamente, ma che ha saputo puntare sul suo primato indiscusso nel campo degli sport di squadra meno popolari.

L’affermazione della Città Giardino in vetta alla graduatoria è però solo la punta dell’iceberg di un’eccellenza tutta lombarda: altri 6 dei 12 capoluoghi della Locomotiva d’Italia si insediano nella top20, a cominciare dalla quarta classificata Cremona e seguita subito dopo, grazie principalmente ai successi dell’Atalanta, dalla vicina Bergamo; restano un po’ più distanziate Milano (12ª), Monza Brianza (15ª), Brescia (18ª) e Lecco, che chiude il novero della magnifica ventina; non va comunque sottovalutata Pavia, solo 38esima, che però detiene il predominio indiscusso se si considerano le medaglie olimpiche al maschile.

Sono significativi anche i traguardi specifici delle singole città, che vedono Trieste (complessivamente sesta) al comando nelle categorie degli atleti, dei dirigenti, delle discipline acquiatiche e in quanto località di nascita degli azzurri presenti nelle edizioni dei Giochi da Sydney a Tokyo; Treviso, settima, si conferma capitale nazionale del rugby, mentre Macerata e Verbania totalizzano un onorevole ottavo e nono posto. Chiude la decina Livorno, imbattibile per storia e cultura dello sport.

E il Sud? Nonostante la netta preponderanza di medagliati di Tokyo provenienti dal Mezzogiorno, finisce ai piani bassi, con solo Cagliari, 22esima, a sfondare il tetto delle 50 province più preparate; la metà inferiore dello Stivale, infatti, si accumula tutta quanta in coda, per quanto in rialzo grazie – come dicevamo – ai suoi atleti appena iridati, con Napoli e Bari affiancate rispettivamente sul 57esimo e sul 58esimo scalino dell’elenco, chiuso dalla siciliana Enna.

di: Andrea BOSCO

FOTO: Ansa/CLAUDIO ONORATI

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