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PNRR, in Italia cresce la sfiducia

Solo due italiani su cinque convinti della sua efficacia nel campo del lavoro

È vero, si comincia a vedere una luce in fondo al tunnel grazie ai risultati del piano vaccinale e alle previsioni sull’incremento del PIL, ma sulle misure a lungo termine molti italiani si mostrano ancora dubbiosi.

È quello che emerge dall’indagine compiuta da The Adecco Group sulle prospettive occupazionali alla luce delle manovre previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, un survey che prende in esame le 6 missioni pianificate e su come investimenti e riforme possano incidere sulla dimensione lavorativa.

La fiducia nell’operato del premier Mario Draghi e nel Governo raccoglie un buon risultato (il 45%), ma l’idea che traspare dal PNRR, in base alla quale la formazione e le politiche attive costituiscano una priorità per il miglioramento del mondo del lavoro, è condivisa solo dal 38% degli intervistati.

Una parte consistente del campione, il 21%, sostiene infatti che si sarebbe potuto fare di più per potenziare i vecchi Cpi, mentre l’11% sarebbe a favore di politiche inclusive che riducano le differenze di genere, che secondo il 30% degli interpellati sarebbero dovute a una questione culturale atavica, mentre per il 34% da un certo sbilanciamento tra lavoro e vita privata.

I benefici del PNRR, però, per il 40% degli intervistati, saranno ravvisabili soltanto nel quadro generale e per l’economia, ma non nella dimensione individuale; è un numero decisamente più alto rispetto agli entusiasti e ai fiduciosi tout court (17%) e agli scettici (18%).

Nonostante la sfiducia generale, sono tutto sommato rosee le previsioni del rapporto ufficiale incluse nella seconda parte del documento, incentrata sugli effetti che le riforme incluse nel PNRR potrebbero produrre sul mercato del lavoro: nel periodo compreso fra 2024 e il 2026 le donne assunte in più saranno 380mila, mentre le occupazioni che coinvolgeranno la sfera giovanile aumenteranno di 81mila unità, nuovi elementi per cui si vedranno necessari percorsi di aggiornamento delle competenze in ottica di digitalizzazione e di sostenibilità.

L’automazione e l’informatizzazione costituiranno un freno? Chissà: da una parte c’è chi prevede l’effettiva “fine del lavoro” per come lo conosciamo, d’altro canto – nello specifico anche l’OCSE – si registra un incremento in tutti i Paesi sviluppati nell’ambito occupazionale, a dispetto di quella trasformazione digitale da molti considerata una minaccia per gli impieghi tradizionali e con molte aspettative verso i processi di transizione ambientale.

di: Andrea BOSCO

FOTO: ANSA/UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI/FILIPPO ATTILI

LEGGI ANCHE: PNRR, Draghi: “useremo i soldi per reprimere le infiltrazioni criminali”

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