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Non si smette mai di imparare: in Italia, evidentemente, sì

Siamo fra gli ultimi in Europa per quanto riguarda l’istruzione superiore: analizziamo il fenomeno in tutte le sue componenti

La rilevazione dell’ISTAT conferma i dati dello scorso anno (leggi qui): siamo ancora abbondantemente sotto la media europea per quanto riguarda il numero di laureati, che ammonta considerando tutto il continente al 32,8% e che in Italia raggiunge a malapena il 20%, dato in aumento di un risicato 0,5%.

Il divario cresce ulteriormente se si prendono – no pun intended – in esame soltanto le persone in possesso di diploma di scuola superiore, mediamente quattro su cinque in Europa, una in meno da noi.

Oltre mezzo milione di ragazze e ragazzi, poi, ha lasciato la scuola e l’università solo lo scorso anno: è un numero che include principalmente giovani con cittadinanza non italiana (tre volte tanto rispetto agli autoctoni), i maschi (il 15,4%, mentre le femmine arrivano poco sopra il 10%) e i giovani meridionali (circa il 16%, oltre il 5% in più degli studenti centro-settentrionali).

Al Mezzogiorno resta la maglia nera dell’istruzione, con solo il 38,5% di diplomati e il 16,2% di laureati, percentuali che al Centro-Nord aumentano in entrambi i casi del 6-7%.

Gli studenti stranieri, purtroppo, non risollevano la già non felicissima media: rispetto a oltre 10 anni fa, quando la percentuale fra italiani e non era tutto sommato pari (il 53%), oggi l’ISTAT registra un gap del 18% a vantaggio dei primi.

Focalizzandosi sulle singole nazionalità di origine, notiamo che la minoranza locale più virtuosa è quella ucraina, in possesso per il 22,5% del massimo titolo di studio, mentre si arriva alla ridottissima quantità di un laureato su 20 se si considerano marocchini e cinesi. Vanno menzionati per completezza i rumeni, il nostro gruppo allogeno più consistente, che consta di un notevole 61% di diplomati ma anche di un deludente 8% di laureati.

Infine, diamo uno sguardo alle aree disciplinari incentrate su scienza, tecnologia, ingegneria e matematica, le cosiddette lauree STEM, che costituiscono un quarto preciso dei nostri dottori.
Si tratta di sfere di maggior appeal per i ragazzi (quasi il 37% dei laureati complessivi) e solo saltuariamente frequentate dalle ragazze, visto che solo una su 6 decide di dedicarsi a queste branche.

La discrepanza Nord-Sud che abbiamo già genericamente individuato in precedenza cresce ulteriormente in questa categoria, ma coinvolge in questo caso anche il Centro: sopra il Po, gli studenti di facoltà tecnico-scientifiche raggiunge il 27,7%, scende al 14% fra la Pianura Padana e il Tevere e, sotto di esso, annaspa al 10,1%.

di: Andrea BOSCO

FOTO: ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

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