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Stiamo salendo sull’altalena della stagflazione: possiamo ancora evitarlo?

È una situazione sui generis causata dalla concomitanza di alta inflazione e bassa crescita che rischia di portare il mondo finanziario indietro di mezzo secolo

Aumentano i rincari ma decresce lo sviluppo economico: è una situazione sui generis, per fortuna ancora evitabile, che sta tuttavia alimentando una forte preoccupazione nei mercati planetari.

Lo rende noto il Financial Times, che registra la recente tendenza delle banche centrali alla regolarizzazione delle politiche monetarie e, allo stesso tempo, a impattare negativamente sulla crescita economica.

Dobbiamo tornare indietro di 75 anni, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, e di circa mezzo secolo, alla Guerra dello Yom Kippur che travolse il Medio Oriente, per trovare una situazione altrettanto tesa nell’ambito dell’osservazione dei dati economici e dei rapporti di qualità sulle catene di rifornimento delle materie.

I rendimenti del capitale hanno subito rallentamenti dovuti alla tendenza inflattiva e, contemporaneamente, i salari sono previsti in calo, minacciando un impatto fortemente negativo sul mercato del lavoro.

Si tratta di una prospettiva relativamente lontana nel tempo e a cui le misure post-pandemiche possono riuscire a mettere una pezza, uno scenario che, tuttavia, è già necessario tentare di arginare.
«Gli investitori sono in allarme per la combinazione di interruzione della catena di approvvigionamento, alti prezzi del petrolio e carenze di manodopera», scrive il quotidiano economico-finanziario britannico.

Qualora gli effetti dell’inflazione dovessero farsi più concreti, bisognerà correlare il problema all’andamento a rilento dell’occupazione, che la crisi sanitaria sta esacerbando: la combinazione delle due condizioni viene comunemente definita storicamente dagli analisti di settore come la “tempesta perfetta”.

Il dollaro corre, il che si traduce sì in un’economia stabile, ma anche in una potenziale crisi dell’esportazione, che si tradurrebbe in una minore competitività dei prodotti locali sui mercati esteri e in un maggiore dispendio di denaro per le multinazionali nella riconversione dei loro fondi nella loro moneta.

Nonostante le obiezioni di alcuni analisti, il dollaro sembra destinato a rimanere forte, rilanciato in parte anche dalle forti preoccupazioni nei confronti del crac di China Evergrande Group (leggi qui).

di: Andrea BOSCO

FOTO: ANSA/AP Photo/Frank Augstein

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