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Guida pratica al buono spesa: le disposizioni variano da Comune a Comune

Sono 500 i milioni stanziati dal Governo per sostenere le famiglie in difficoltà, ma rimangono ancora alcuni dubbi sulla loro entità e sul loro corretto utilizzo

Lo avevamo annunciato pochi giorni fa: lo stanziamento di 500 milioni di euro per i buoni spesa operato dal Governo verrà prorogato per tutto quest’anno, permettendo a molte famiglie italiane spossate dalla pandemia di tirare un po’ il fiato (leggi qui).

In realtà l’approvazione della misura è storia vecchia e risale alla firma del decreto Sostegni Bis avvenuta lo scorso aprile (leggi qui), ma ci sono voluti diversi mesi per l’ottenimento delle risorse e per la loro equa distribuzione, scongiurando scorretti utilizzi e incursioni di “furbetti”.

Prime discriminanti per l’accesso agli incentivi sono sicuramente la dichiarazione ISEE e il numero di persone che compongono la famiglia richiedente: a seconda della situazione si può accedere a una somma compresa fra i 100 e i 500 euro, ma non sono rari casi straordinari in cui la cifra elargita arriva fino a 600 euro.

Il patrimonio a disposizione per l’attuazione della manovra ammonta a 500 milioni di euro, distribuiti seguendo criteri di equità ma tenendo presente anche la situazione finanziaria delle singole località, che possono decidere in relativa autonomia se privilegiare il numero di famiglie da aiutare offrendo sostegni più ridotti o fornire cifre più consistenti a un numero necessariamente inferiore di cittadini.

Metà dei 500 milioni di euro sono suddivisi in maniera egualitaria fra tutti i Comuni in base alla condizione dei residenti, mentre l’altra metà si affida a un criterio di ricchezza, mettendo in comparazione il benessere economico del Comune con il livello nazionale: sarà deciso sulla base di questo dato se elargire ulteriori risorse.

A livello individuale, invece, i parametri non si limitano all’ISEE e all’entità del nucleo familiare, ma si allargano ad altri campi come l’obbligatoria residenza presso il Comune, lo stato del patrimonio immobiliare, la presenza di denaro sul conto corrente, le forme di reddito dei membri della famiglia, lo stato di occupazione e le altre eventuali forme di interventi economici statali percepiti.

Già scongiurata la presenza di file chilometriche negli uffici di competenza, visto che per fare domanda sarà necessario interfacciarsi con il portale online del proprio Comune, che dovrà pur tuttavia essere in grado di fornire tutte le informazioni base ai propri residenti meno aggiornati.

Bisognerà comunque attendere la pubblicazione di una graduatoria che, in forma anonima, permetterà di capire se si è avuto diritto all’incentivo.

Il ritiro dei buoni spesa avverrà principalmente per via telematica, stampando un coupon che riporterà il codice che corrisponderà alla cifra a cui si è avuto diritto, ma sono previste anche modalità di ritiro fisico, visto che l’allentamento della pandemia ha permesso, nonostante permanga il pericolo rappresentato dagli eventuali assembramenti, di poter visitare gli uffici in maggiore sicurezza.

Sul sito web di ogni Comune sarà messa a disposizione l’elenco degli esercizi convenzionati, ma non fatevi illusioni sugli stravizi che potrete concedervi: l’utilizzo dei buoni spesa sarà limitato ai generi alimentari e ai beni di prima necessità come le medicine.

di: Andrea BOSCO

FOTO: ANSA/SERGIO PONTORIERI

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