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Tim Cook, dall’Alabama al vertice di Apple

È cresciuto consegnando giornali, oggi è il numero uno del colosso di Cupertino

Timothy Donald Cook è nato il primo novembre del 1960 a Mobile, in Alabama, nel cuore del profondo sud degli States.

Cresciuto tra Pensacola e Robertsdale, un paesino che conta appena 2.300 anime, Tim inizia a lavorare presto con un impiego part-time: consegna i giornali, poi fa il cameriere e il commesso nello stesso negozio in cui lavora sua madre. Suo padre è un operaio di cantiere navale.

Tirato su da una famiglia umile con un forte senso di responsabilità, dopo il diploma si iscrive all’università pubblica dell’Alabama e frequenta la facoltà di ingegneria. In seguito, frequenta un master in Business Administration alla Fuqua School of Business alla Duke University.

Gli insegnamenti ricevuti da bambino influenzeranno per sempre il suo modo di lavorare, come dipendente, collega e soprattutto come capo: Tim Cook è famoso per avere un carattere estremamente puntiglioso. Secondo alcuni pettegolezzi la sua giornata lavorativa inizia alle 4:30 con le email ai collaboratori e la settimana inizia con una riunione organizzativa già la domenica sera.

La sua carriera inizia in IBM, dove lavora per 12 anni, scalando rapidamente i ruoli fino a diventare vice presidente di Compaq.

È a questo punto che la sua vita cambia: con l’incontro con Steve Jobs.

«Ogni considerazione razionale mi suggeriva di rimanere in Compaq. E le persone a me più vicine mi suggerirono di rimanere alla Compaq. Ma dopo cinque minuti a colloquio con Steve, ho buttato al vento cautela e logica per scegliere Apple», racconterà in seguito, relativamente a quel primo incontro.

Jobs assegna a Cook il compito ambizioso di ridisegnare la struttura industriale di Apple: un incarico di prestigio, con il titolo di senior vice president per il mercato mondiale. Nel 2007 arriva la promozione a chief operations officer, direttore operativo.

Nel 2009, per la prima volta Cook diventa Ceo per sostituire Jobs, dopo la scoperta del cancro che lo avrebbe portato alla morte poco dopo. I due sono diventati nel frattempo molto più che colleghi: Tim si è anche offerto di donare un pezzo del proprio fegato per tentare una cura sperimentale, ma Jobs ha rifiutato.

Nel 2011, due mesi prima della morte, Steve Jobs si dimette. Non sorprende nessuno il passaggio di testimone a Cook, e la più importante eredità di Jobs non potrebbe, di fatto, cadere in mani migliori.

Nel 2014, dopo tre anni con Cook al comando, Apple raggiunge un fatturato da 190 miliardi di dollari e utili vicini ai 40 miliardi.

Una curiosità: Tim Cook è impegnato da molto tempo per le battaglie per i diritti Lgbt anche in azienda. Ad oggi, è l’unico Ceo nella lista di Fortune 500 ad aver fatto coming out ed essersi dichiarato apertamente omosessuale.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA

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