
Il sondaggio di Moneyfarm e Progetica
Gli italiani non sono preparati in tema di educazione finanziaria, soprattutto per quel che riguarda la previdenza. È quanto emerge dal sondaggio condotto da Moneyfarm e Progetica in occasione della quarta edizione del Mese dell’Educazione Finanziaria (leggi qui).
Dall’indagine emerge chiaramente che la maggior parte degli italaini non ha un’idea chiara dell’importo dell’assegno di pensione che riceverà quando sarà il momento. Le stime degli interessati vanno da un minimo di 800 a un massimo di tremila euro al mese, e solo il 12% prevede di percepire 1.200 euro, l’importo che oggi è pari alla pensione media nel nostro Paese.
Cosa influisce sul sistema pensionistico italiano? L’aumento della speranza di vita, la diminuzione delle nascite, il fatto che si inizi a lavorare più tardi. Ma solo il 4% degli intervistati ha dimsotrato di conoscere i fattori che impattano sul calcolo pensionistico: anzianità contributiva, stipendio, andamento del Pil e tipologia di lavoro svolta.
«A quasi tutti gli intervistati (circa l’80%) è venuto spontaneo indicare l’anzianità contributiva e lo stipendio, ma la maggior parte ha dimostrato di non sapere che l’aumento della speranza di vita (ignorato dal 65,6% del campione), l’andamento del Pil del nostro Paese (ignorato dal 74,4%) e il tipo di lavoro svolto (ignorato dal 79,9%) sono fattori che incideranno sull’importo della pensione pubblica – ha spiegato Andrea Rocchetti, Head of Investment Advisory di Moneyfarm – riteniamo che siano lacune importanti da colmare per aiutare gli italiani, specialmente i più giovani, a prendere davvero il controllo del proprio futuro e correre per tempo ai ripari, viste le magre pensioni pubbliche che ci aspettano. Ai 30-40enni di oggi spetterà meno della metà del loro ultimo stipendio, per intenderci».
Dalla ricerca è emerso anche che solo un intervistato su tre ritiene utili i mercati per pianificare la pensione. In altre parole, gli italiani non investono.
In pochissimi, scelgono la previdenza complementare, cioè la sottoscrizione di prodotti finanziari come i fondi pensione, in modo da integrare il loro futuro assegno previdenziale: «in Italia il mercato della previdenza complementare conta circa 9 milioni di aderenti e 205 miliardi di euro: questa la somma della ricchezza privata degli italiani che hanno iniziato quantomeno a integrare la magra pensione che li attende – ha concluso Rocchetti – 205 miliardi sono appena il 4% del totale delle attività finanziarie delle famiglie italiane. Aggiungo altri dati recenti per completare il quadro: il 27% di quei 9 milioni nel 2020 non ha versato; sono solo 550mila gli aderenti che hanno versato il massimo deducibile dalle tasse (5.164 euro all’anno), pari al 6,8% del totale e al 16% del totale della raccolta (2,8 miliardi)».
Una fotografia ancora più allarmante se si pensa che sui conti correnti ci sono quasi 1.800 miliardi, una cifra in continua crescita.
di: Micaela FERRARO
FOTO: ANSA
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