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Carbone e petrolio, a rischio il 25% del Pil mondiale

Emerge dalla Cop26 a Glasgow

Secondo quanto emerge dal sesto rapporto sul clima dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, Ipcc, il processo di riscaldamento globale è molto più avanzato di quanto si pensasse.

L’obiettivo di contenere il riscaldamento entro un incremento di due gradi come stabilito dall’accordo di Parigi è raggiungibile, ma ancora per poco: l’Ipcc ha spiegato che il mondo deve intensificare e accelerare gli sforzi per contrastare il cambiamento tagliando le emissioni di gas serra e convertendo la produzione di energia globale dai combustibili fossili ad alternative rinnovabili e più green.

Secondo il gestore di Axa Chris Iggo, «nel 2020 la concentrazione dei principali gas serra, quindi metano e protossido di azoto, oltre alla CO2, è cresciuta a ritmo più rapido della media dei 10 anni precedenti, tendenza proseguita anche nel 2021. Investire nelle nuove tecnologie e nei leader della transizione e spingere con più decisione le società in cui si investe a centrare gli obiettivi climatici, sono tutti elementi centrali dell’attività di investimento in ottica net zero carbon».

Dal punto di vista economico il Network for Greening the Financial System (NGFS), costituito da alcune banche centrali e autorità di supervisione ha stimato che il raggiungimento dell’obiettivo net zero potrebbe comportare una riduzione del Pil globale di circa il 2% tra il 2050 e il 2100. «Una transizione ritardata, con un inizio posticipato, potrebbe avere conseguenze molto più severe, riducendo il Pil del 5% circa entro il 2050, per poi risalire intorno al 2,5% entro il 2100», ha specificato Iggo.

In conclusione: se non verrà posto un freno al cambiamento climatico, le perdite potrebbero superare il 6% del Pil globale entro il 2050 mentre secondo l’Ocse entro il 2100 le perdite complessive potrebbero arrivare ad ammontare al 10-12% del Pil.

Secondo quanto stimato dalla Princeton University gli Stati Uniti, per rispettare l’obiettivo di azzeramento delle emissioni nette entro il 2050, dovrebbero investire 2.500 miliardi di dollari (pari all’11% del Pil) di qui al 2030.

Diverse le stime della Commissione Europea, che prevede che saranno necessari ben 3.500 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni; e della Tsinghua University che ipotizza per il piano cinese un costo di 138.000 miliardi di renmimbi (circa 21.600 miliardi di dollari), che rappresenterebbe il 122% del Pil nei prossimi 40 anni.

Gli esperti dell’università di Cambridge, dell’University College London e dell’Imperial College London, infine, hanno quantificato il costo effettivo della crisi climatica in tremila dollari per tonnellata di carbonio emessa.

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di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA

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