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Cassazione, infortunio non coperto in pausa caffè

Il lavoratore “si assume rischi e pericoli delle pause”

Pausa caffè sì, ma a rischio e pericolo del lavoratore. Lo ha stabilito la Cassazione con una sentenza che fa discutere: i giudici hanno accolto il ricorso dell’Inail contro l’indennizzo e l’invalidità in favore di un’impiegata della procura di Firenze che si era rotta il polso cadendo per strada mentre era uscita per bere il caffè.

La Cassazione ha stabilito che andare a prendere il caffè non è un’esigenza “impellente” né legata al lavoro, è soltanto una libera scelta. Pertanto, benché l’impiegata fosse stata autorizzata dal proprio capo a uscire dall’edificio, quest’ultimo non può essere ritenuto responsabile dell’accaduto.

Il verdetto della Cassazione conclude: «è da escludere la indennizzabilità dell’incidente subito dalla lavoratrice durante la pausa al di fuori dell’ufficio giudiziario ove prestava la propria attività e lungo il percorso seguito per andare al bar a prendere un caffè, dato che allontanandosi dall’ufficio per raggiungere un vicino pubblico esercizio, si è volontariamente esposta ad un rischio non necessariamente connesso all’attività lavorativa per il soddisfacimento di un bisogno certamente procrastinabile e non impellente».

La dipendente, che aveva vinto in primo e secondo grado davanti al Tribunale e alla Corte di Appello di Firenze, dovrà pagare 5.300 euro di spese legali e di giustizia. Questo nonostante avesse già ottenuto dall’Inail l’indennità di malattia assoluta temporanea e l’indennizzo per danno permanente del 10% in relazione alla caduta per strada.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA

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