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I primi 10 anni di Just Eat in Italia, ecco come sono andati

Solo il 5% degli italiani sceglie l’app, negli altri Paesi invece si sfiora il 40%

Sono stati 23 mila i km percorsi per le consegne a domicilio in 10 anni di presenza in Italia: un bel traguardo, ma per Just Eat la sfida è tutt’altro che conclusa.

10 anni fa comprare cibo online sembrava per niente naturale. L’incidenza degli acquisti food & grocery sul totale dell’e-commerce italiano è passata dal 2% al 10%, rivela un’analisi della School of management del Politecnico di Milano e oggi vale quattro miliardi di euro in tutto con il cibo acquistato online, cucinato al ristorante e consegnato a casa che genera transazioni per 1,5 miliardi di euro.

Just Eat, come spesso accade per le multinazionali digitali, non fornisce dati di fatturato scorporati per singolo paese ma segnala che nell’ultimo anno il numero dei ristoranti aderenti è aumentato del 50%. 

«Siamo presenti in 1.300 città con la nostra applicazione, connessi con 24mila ristoranti in tutta Italia. Copriamo il 66% della popolazione – spiega a Wired il manager Daniele Contini che punta ad arrivare a una copertura del 75% della copertura nazionale. – Il mercato ha enormi potenzialità. I ristoranti investono oggi maggiormente sulla delivery, le piattaforme facilitano la digitalizzazione del processo e sono una vetrina per i loro prodotti».

Per il settore una accelerazione è arrivata con i mesi difficili del covid-19, quando chiusi in casa in zona rossa app e rider hanno rappresentato per molti italiani vere occasioni di svago. «Durante la pandemia abbiamo registrato un grosso incremento di ristoranti, con l’estate il trend ha rallentato ma non si è arrestato del tutto. Buona parte di chi ha iniziato a usare Just Eat in quei mesi ha continuato a farlo e siamo convinti si proseguirà su questa strada», ha sottolineato ancora il manager.

Infine, nel futuro di Just Eat ci sono tre obiettivi da raggiungere secondo Contini: «Innanzitutto la lotta allo spreco del cibo, perché è inaccettabile che un terzo dei piatti venga gettato. Poi vogliamo neutralizzare le emissioni entro il 2030, azzerando il nostro impatto ambientale diretto partendo da un packaging sostenibile e plastic free passando per l’utilizzo di biciclette e scooter elettrici. Terzo, vogliamo continuare a lavorare sulle persone, dopo essere stata l’unica azienda del settore ad aver assunto i rider in accordo con i sindacati», ha concluso.

di: Filippo FOLLIERO

FOTO: ANSA

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