
Il dato è in crescita rispetto ai 456 milioni di euro del biennio precedente. Aumenta il numero di intermediari investitori e di progetti censiti nel campo delle nuove tecnologie finanziarie
Crescono le spese fintech nell’industria finanziaria italiana stimata, per il biennio 2021-2022, a 530 milioni di euro, in crescita rispetto al biennio precedente (456 milioni di euro). È questo il risultato principale emerso dalla terza indagine conoscitiva sul fintech nel sistema finanziario italiano. Lo studio è stato condotto da Banca d’Italia nel primo semestre 2021 su 59 gruppi bancari, 53 banche non appartenenti a gruppi e 51 intermediari non bancari, selezionati in base ai volumi di operatività.
Dal report emerge che aumenta anche il numero degli intermediari investitori (da 77 a 96 unità) e dei progetti (da 267 a 329), suggerendo “un maggior tasso di adozione di tecnologie innovative all’interno del sistema finanziario“.
Il 46% degli intermediari ha stretto almeno un rapporto di collaborazione in ambito fintech; in totale sono stati censiti 330 accordi riferibili a 199 distinte imprese. Le partnership sono per lo più finalizzate all’innovazione delle aree del credito e della raccolta del risparmio, delle business operations e dei pagamenti, con quote rispettivamente pari al 29, al 28 e al 24%. In circa un terzo dei casi le collaborazioni comportano lo sviluppo e l’utilizzo di API e altri strumenti di integrazione nella logica dell’open banking; sono inoltre rilevanti le collaborazioni per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle applicazioni web o mobile (entrambe con pesi pari al 10%).
I progetti di investimento segnalati sono 329, per un importo medio di 4,4 milioni di euro. Il 28,9% dei progetti è incentrato sulle API; i restanti progetti sono distribuiti, con quote decrescenti tra il 12% e l’8%, sul cloud computing, la RPA, la biometria, il ML e i big data. Il 14,9% dei progetti è costituito da prototipi e circa un quarto di essi è in fase di realizzazione avanzata; il 58,4% viene già sfruttato commercialmente. Poco meno di un quinto dei progetti sono concepiti e realizzati dagli intermediari completamente in house, cioè senza alcun contributo esterno; i restanti progetti sono sviluppati con la collaborazione di società e istituzioni terze.
I destinatari delle innovazioni sono per metà famiglie consumatrici e per un quarto imprese.
di: Maria Lucia PANUCCI
FOTO: ANSA/ALESSANDRO DI MEO
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