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Gender gap, il lavoro part time penalizza le donne

Il 49,6% delle nuove assunzioni femminili è a tempo parziale, gli uomini si fermano al 26,6%

Secondo quanto emerge dall’anticipazione del policy brief “Una ripresa a tempo parziale” condotto dall’Inapp, ad un anno e mezzo dall’inizio della pandemia l’occupazione in Italia è ripartita ma in modalità part time.

Il più delle volte questa tipologia contrattuale è “involontaria”: non viene richiesta dal lavoratore ma proposta come condizione di accesso al lavoro dalle imprese.

E nell’ambito del lavoro part time spicca, senza sorprendere, la penalizzazione delle donne. Le differenze di genere sono sempre più marcate: quasi la metà delle nuove assunzioni di donne è a tempo parziale. Quattro su 10 ha orari ridotti applicati su contratti a termine o discontinui.

Nello specifico, il 49,6% delle nuove assunzioni di donne è a tempo parziale contro il 26,6% degli uomini. Inoltre, il 42% dei nuovi contratti di donne associa al regime orario part time una forma contrattuale a termien contro il 22% dei nuovi contratti per gli uomini.

Inoltre, la componente femminile copre il 39,6% del totale delle attivazioni. Sul totale dei nuovi contratti per le donne, sono a tempo parziale il 54,5% nel tempo indeterminato, il 63,7% nel tempo determinato, il 44,5% in apprendistato, il 45,9% in lavoro stagionale e il 42,4% in somministrazione.

Parlando di settori economici, le nuove assunzioni che riguardano donne sono inferiori ovunque tranne nel finanziario-assicurativo, immobiliare e di amministrazione pubblica. Senza contare che nel caso dell’agricoltura, commercio, attività immobiliari, professionali, artistiche e amministrazione pubblica istruzione, sanità e assistenza, i contratti part time costituiscono la forma di lavoro prevalente per le donne, superando l’incidenza del 50% sul totale.

Il fatto che siano stati previsti degli incentivi alle assunzioni non sembra avere un risvolto su part time e precarietà. Nel primo semestre del 2021 le assunzioni con diverso tipo di agevolazione sono state complessivamente 780.128, corrispondenti al 23,5% del totale delle assunzioni.

Delle 291.548 assunzioni agevolate di donne quasi il 60% sono state a part time. Al contrario, delle 488.580 assunzioni agevolate di uomini è a part time solo il 32,5%.

«La lettura di questi dati ci dice che la ripresa dell’occupazione in Italia rischia di non essere strutturale perchè sta puntando troppo sulla riduzione dei costi tramite la riduzione delle ore lavorate – ha spiegato Sebastiano Fadda, presidente di Inapp – la prudenza delle imprese rischia di incrementare la fascia di lavoratori poveri e il gap di partecipazione e reddito esistente tra uomini e donne. Il traino del Piano di ripresa e resilienza dovrebbe essere invece l’occasione per spingere sulla creazione di lavoro stabile, perchè senza la prospettiva di una graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro si rischia di avere effetti negativi sulla produttività e sulla competitività».

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA

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