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Fisco, fine novembre da incubo per gli imprenditori. Cgia: “entro domani 27 miliardi allo Stato”

Tra il pagamento degli acconti Ires, Irap Irpef e dell’imposta sostitutiva in capo alle attività in regime forfettario gli imprenditori dovranno a far fronte alla scadenza fiscale più pesante dell’anno. Sanzioni in vista per chi non paga

Fine novembre da incubo per gli imprenditori italiani che tra oggi e domani saranno chiamati a onorare la scadenza fiscale più onerosa dell’anno. Tra il pagamento degli acconti Ires, Irap Irpef e dell’imposta sostitutiva in capo alle attività in regime forfettario, l’Ufficio studi della CGIA stima che le imprese saranno chiamate a versare all’Erario 27 miliardi di euro.

Inoltre, in aggiunta a queste tasse, artigiani, commercianti e lavoratori autonomi dovranno pagare anche i propri contribuiti previdenziali all’Inps. Infatti entro il 30 novembre scade il termine di versamento della seconda rata di acconto dei contributi INPS eccedenti il minimale per gli artigiani e i commercianti.

In pratica entro domani lo Stato incasserà un importo che sfiora la dimensione economica che caratterizzerà la prossima Manovra di bilancio che, ricordiamo, ammonta a circa 30 miliardi.

A fronte di questa situazione non mancheranno casi in cui sarà difficile onorare questa scadenza: purtroppo la mancanza di liquidità sta tornando ad essere un problema assillante, soprattutto per tantissime piccole e micro imprese.

E se qualcuno non rispetta le scadenze di domani l’ordinamento tributario, ricorda l’Ufficio studi della Cgia, impone al contribuente una sanzione dell’1% dell’importo da versare al fisco per ogni giorno di ritardo entro il 15° dalla scadenza. La percentuale sale al 15% se il pagamento viene effettuato entro il 90° giorno dalla scadenza. Per omesso pagamento o per versamento effettuato dopo 90 giorni dal termine previsto per legge, la sanzione sale al 30% dell’importo da versare all’Erario.

Anche dicembre sarà un mese molto impegnativo sul fronte fiscale per tanti imprenditori. Entro il 16 dicembre, infatti, le aziende dovranno versare i contributi previdenziali e assistenziali e le ritenute Irpef dei propri dipendenti e collaboratori. Dovranno, inoltre, pagare l’acconto dell’imposta sostitutiva sui redditi da rivalutazione del Tfr, il saldo dell’Imu su capannoni, uffici, negozi e l’Iva del mese di novembre, se si tratta di contribuenti mensili. Entro Natale, poi dovranno essere pagate le tredicesime ai propri dipendenti.

Quest’anno rispetto al 2020 lo Stato incasserà 47 miliardi in più. Un maggiore gettito dovuto alla ripresa economica in atto. Ma una buona notizia per i contribuenti c’è: nonostante l’incremento delle entrate totali, la pressione fiscale è destinata a scendere. Se infatti nel 2020 con una caduta del Pil di quasi il 9% era salita al 42,8%, quest’anno si abbassa di quasi un punto attestandosi, nonostante il significativo aumento del gettito in termini assoluti, al 41,9%.

di: Maria Lucia PANUCCI

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