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Mes, la riforma dell’Eurogruppo non partirà a gennaio. C’è lo stop della Germania

Fonti Eurogruppo: “ritardo puramente tecnico, impegno politico resta”. L’Italia si è impegnata a ratificare l’accordo entro l’anno

La riforma dell’Eurogruppo sul Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, approvata lo scorso anno (ne avevamo parlato qui) non partirà a gennaio. «A questo punto sappiamo che non possiamo rispettare la scadenza che ci siamo dati un anno fa. Quasi certamente non saremo in grado di attuare il nuovo trattato del Mes e fornire il backstop per la risoluzione bancaria dall’inizio dell’anno», hanno riferito alcune fonti in vista della riunione di lunedì a Bruxelles, sottolineando però che “l’impegno politico rimane” e si tratta di “un ritardo puramente tecnico“.

A bloccare l’entrata in vigore della riforma del Mes è la Germania, dove si attende il pronunciamento della Corte costituzionale sul ricorso dei liberali. «È stato fatto un grande lavoro tecnico – fanno sapere dall’Eurogruppo – ma per l’entrata in vigore del backstop previsto nella riforma del Mes serve la ratifica a livello nazionale che è stata fatta in un importante numero di Stati membri ma in altri c’è ancora del lavoro da fare. E sappiamo che in uno Stato membro la questione è legata a un ricorso alla Corte costituzionale che è fuori dal controllo dal governo. Ci avviciniamo alla fine dell’anno e vi è il rischio, essenzialmente, che non saremo in grado di attuare la riforma dal primo gennaio».

L’Italia, dal canto suo, si è impegnata a ratificare l’accordo entro l’anno, ma con lo stop della Germania servirà a poco visto che ci deve essere l’ok unanime.

Facciamo però un po’ di chiarezza. Il Meccanismo Europeo di Stabilità (European Stability Mechanism) è un organismo europeo nato nel 2012 con l’obiettivo primario di garantire la stabilità finanziaria dei Paesi dell’Eurozona. Per questo si chiama anche Fondo salva Stati: una crisi economica o finanziaria per un solo Stato membro potrebbe avere ripercussioni anche su tutti gli altri e per questo è stato pensato tale strumento, per aiutare il Paese in difficoltà e di conseguenza tutti gli altri. L’obiettivo è quindi quello di garantire prestiti emergenziali a quegli Stati dell’Eurozona che per varie ragioni hanno perso la fiducia dei mercati e non riescono a finanziarsi se non a tassi d’interesse insostenibili, accedendo ad un credito meno “costoso” di quello imposto dal mercato e tenendo così sotto controllo il debito pubblico. 

Le erogazioni finanziarie del Mes avvengono sempre e solo attraverso prestiti. Quando uno Stato membro deve avanzare la richiesta di ricorrere al Mes, quest’ultimo chiede alla Commissione Europea di valutarne lo stato di salute e definirne il fabbisogno finanziario, dopo di che è l’organo plenario del Mes stesso che deve prendere una decisione ed il Paese che richiede i prestiti deve accettare condizioni stringenti come l’obbligo di riforme strutturali o tagli alla spesa pubblica. E’ comunque il consiglio del Mes, che riunisce i 19 ministri delle Finanze dell’Area euro, a definire caso per caso ciò che è più opportuno richiedere al Paese finanziato. 

Tra le riforme approvate dall’Eurogruppo c’è quella di attribuire al MES una nuova funzione, quella di fornire una rete di sicurezza finanziaria (backstop) al Fondo di risoluzione unico, un fondo finanziato dalle banche europee che serve ad aiutare istituti finanziari in difficoltà. Con l’introduzione del “backstop” il MES potrà finanziare il Fondo di risoluzione fino a 55 miliardi e le banche, soprattutto quelle della periferia d’Europa ma non solo, diventeranno così più sicure.

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: EPA/JULIEN WARNAND

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