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Assegno unico per famiglie: requisiti, Isee, genitori divorziati

Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico ha precisato le condizioni per ricevere il bonus a partire da marzo 2022

L’assegno unico previsto nella legge di Bilancio è stato approvato con un decreto attuativo e ieri il presidente dell’Inps Pasquale Tridico, nel corso di un’audizione alla commissione Affari sociali della Camera, ha chiarito alcuni aspetti della questione, dirimenti in particolar modo per le coppie divorziate o separate, ma non solo.

La misura è stata introdotta per unificare in un solo strumento tutte le forme di sostegno alle famiglie. Ciascun nucleo avente diritto riceverà così un unico assegno a partire dal settimo mese di gravidanza e fino al 21esimo anno di età dei figli. Per questo intervento il Governo ha già stanziato 18,2 miliardi di euro complessivi, di cui 6 a regime dal 2023, per una stima di 11 milioni di assegni.

Per quanto riguarda i requisiti, non è richiesta la cittadinanza; sono invece necessari il domicilio, il permesso di soggiorno in caso di cittadini extracomunitari, la residenza in Italia da almeno due anni (“anche non continuativi“), oppure un contratto di lavoro di durata almeno semestrale.

Come ha specificato Tridico, è necessario che entrambi i genitori inoltrino la propria domanda: a ciascuno dei due sarà erogato il 50% del totale, a meno che non si decida di far versare la propria quota direttamente al coniuge.

Per quanto riguarda poi gli importi, la somma dipende dalla condizione reddituale della famiglia e dall’età dei figli. Tridico ha comunque specificato che chi non presenterà il proprio Isee riceverà una quota minima di 50 euro a figlio. Il presidente dell’Inps a tal proposito ha ricordato come questo assegno unico rappresenti anche uno strumento a supporto dell’Isee e dunque della lotta all’evasione fiscale.

La soglia massima di 175 euro verrà erogata ai nuclei con Isee pari o inferiore a 15mila euro. Il contributo scenderà a 85 euro al compimento del 18esimo anno dei figli (e fino ai 21 anni). Sono anche previste maggiorazioni, ad esempio se la madre ha meno di 21 anni o se entrambi i genitori lavorano.

Le famiglie potranno presentare la propria domanda da gennaio 2022 sulla piattaforma dell’Inps con il proprio Spid, Cie (carta d’identità elettronica) o Cns (carta nazionale dei servizi). Caf e patronati fungeranno da supporto per avanzare la propria richiesta.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/FABIO FRUSTACI

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