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Decreto festività, la chiusura delle discoteche fa infuriare il settore

Fipe-Confcommercio: “un fulmine a ciel sereno. Senza misure compensative effetti disastrosi”

Dopo la decisione del Governo di chiudere in modo definitivo le discoteche e le sale da ballo dal 30 dicembre al 31 gennaio, a differenza di quanto previsto in precedenza, cresce la rabbia dei lavoratori del settore.

«Le imprese e i lavoratori meritano rispetto e il Governo, con la decisione di chiudere le discoteche fino al 31 gennaio, ha dato il colpo di grazia a migliaia di imprese e ai lavoratori di tutto l’indotto – si legge in una nota di FipeConfcommercio. – Un fatto grave nei tempi e nei modi, arrivato come un fulmine a ciel sereno, con una decisione comunicata a sorpresa in una conferenza stampa, non preannunciata e non accompagnata da misure compensative, che rischia di produrre effetti disastrosi su un comparto appena ripartito oltre che favorire abusivismo e pericolose situazioni di aggregazione nelle città. Capodanno fornisce il 15% del fatturato annuo, dove sono i ristori?».

Sottolineano, infatti: «le anticipazioni del decreto prevedevano che si potesse continuare a frequentare i locali con doppia vaccinazione e tampone rapido. D’improvviso la retromarcia del Governo, con l’effetto paradossale di mettere in discussione proprio la campagna vaccinale. Una scelta inopportuna, anche perché diretta contro un unico settore, il più bersagliato in questi mesi di pandemia, che contava già perdite superiori ai quattro miliardi».

«Una decisione che vanifica acquisti di merce, di assunzioni di personale, di artisti scritturati. Ma soprattutto annunciata senza nessun riferimento a misure economiche compensative che andavano identificate ed erogate contestualmente – si legge ancora. – Oltre al danno economico, la beffa di dover assistere impotenti la notte del 31 a feste in case private o in locali abusivi, dove si ballerà in assenza di qualsiasi forma di controllo. La misura è colma».

Una posizione condivisa da tutti gli esponenti del comparto. Per il presidente del Silb Emilia-Romagna Gianni Indino è “la mannaia su un settore già di per sé messo alle corde“, mentre Paolo Peroli, portavoce del Comitato Territoriale Esercenti che riunisce molti locali da ballo milanesi, ricorda che “400 mila lavoratori tra pochi giorni saranno di nuovo nell’oblio, senza sostegno“.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA

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