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Transizione verde nell’Eurozona, Schnabel: “possibile impatto sull’inflazione”

L’economista della Bce lancia l’allarme su una possibile pressione verso l’alto dei prezzi al consumo durante il periodo di passaggio verso l’abbandono del combustibile fossile

Secondo Isabel Schnabel, membro dell’esecutivo dell’Eurotower, la Bce potrebbe trovarsi costretta a ritirare il suo stimolo economico a causa della pressione inflazionistica esercitata dalle politiche di transizione ecologica.

«Le banche centrali dovranno valutare se la transizione verde ponga dei rischi alla stabilità dei prezzi e in quale dimensione deviazioni dai target d’inflazione dovuti a un aumento nel contributo dell’energia all’inflazione siano tollerabili e in linea con i loro mandati a mantenere la stabilità dei prezzi» – ha dichiarato durante un intervento all’American Finance Association Virtual Meeting 2022, ponendo l’accento sui rischi dovuti al percorso verso un’economia meno basata sul carbonio.

La Banca centrale europea, infatti, aveva risposto all’aumento dei prezzi del combustibile nel 2021 mantenendo una politica ultra-espansiva a favore della crescita. Tuttavia un’accelerazione della transizione verde, unita all’aumento dei prezzi dei combustibili, potrebbe mettere in crisi questa scelta. «Dal momento che la transizione del mix energetico verso combustibili meno costosi e a minore intensità carbonica richiederà tempo, un aumento del prezzo dei combustibili, tassazioni più elevate per un ventaglio di combustibili fossili e una richiesta di energia relativamente non elastica potrebbero portare a una continua pressione verso l’alto dei prezzi al consumo nel periodo di transizione» – è l’avvertimento di Schnabel.

Lo scenario pone “sfide sia alla politica fiscale, sia a quella monetaria” e i Governi saranno chiamati a “proteggere le parti più vulnerabili della società dall’incremento dei prezzi dell’energia in un modo che non ritardi la transizione verde“.

Dal punto di vista della politica monetaria, invece, secondo Schnabel, andrà verificato se gli aumenti del prezzo dell’energia non pongano “un rischio alla stabilità dei prezzi nel medio termine“. Ovvero: «se le prospettive di un perdurante incremento dei prezzi dell’energia contribuiscono a disancorare le attese d’inflazione o se la pressione al rialzo dei prezzi minaccia di portare al di sopra del target del 2%, dal momento che l’aumento dei prezzi del dei combustibili fossili e la dinamica dell’attività economica stimolano invece che comprimere la crescita, l’occupazione e la domanda aggregata nel medio termine».

Schnabel, infine, prevedere due possibili scenari di spirale inflazionistica a causa del variare dei prezzi dei combustibili fossili: da una parte un’improbabile rincorsa salariale al prezzo dell’energia, dall’altra l’intervento dei Governi a favore delle famiglie con l’imposizione di una carbon tax. Un’alternativa, quest’ultima, che sembrerebbe più facilmente destinata a realizzarsi.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/EPA/HAYOUNG JEON

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