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Il 50% della frutta contiene almeno un pesticida

Il report di Legambiente sull’impiego di sostanze chimiche nell’agricoltura dimostra come ci sia ancora molta strada da fare. Le categorie più contaminate sono uva, pere, fragole e pesche

Anche quest’anno Legambiente fotografa lo stato di salute di frutta e verdura in Italia e purtroppo le notizie non sono così buone: secondo le analisi chimiche effettuate l’impiego di pesticidi e fungicidi, tossici per l’organismo, è ancora diffuso, anche se non preponderante. È quanto risulta dal report Stop Pesticidi, realizzato in collaborazione con Alce Nero. La categoria più contaminata è la frutta: più del 50% dei campioni analizzati contiene almeno un pesticida.

L’analisi ha individuato 97 sostanze chimiche; i prodotti maggiormente “inquinati” dai pesticidi sono uva, pere, fragole e pesche. È emersa la presenza di queste sostanze nocive anche nei prodotti trasformati, in particolar modo nel vino e nel miele.

Complessivamente, l’indagine dimostra che il 63% dei campioni di frutta e verdura analizzati non contenevano nessun residuo chimico, mentre il 35% conteneva quantità al di sotto dei limiti consentiti dalla legge. Solo l’1,39% del campione è stato etichettato come irregolare.

Il 53,59% dei campioni di frutta analizzati presentava almeno una sostanza chimica, anche se solitamente entro i limiti consentiti. La verdura presenta invece livelli mediamente buoni, con alcune eccezioni che eccedono le quantità “regolari” di residui chimici (1,7%). Nello specifico, presentano un alto livello di fitofarmaci i pomodori (60% dei campioni) e i peperoni (48% dei campioni).

Un’alta percentuale di campioni irregolari è stata riscontrata negli agrumi (il 3,47% supera i limiti fissati dalla legge), frutti piccoli (4,44%) e frutta esotica (3,13%). Altra frutta alla quale prestare attenzione sono uva da tavola (è risultato regolare l’85,71% dei campioni), pere (82,14%), fragole (71,79%) e pesche (67,39%).

In compenso, secondo Legambiente l’agricoltura biologica è sempre più rilevante in Italia, sia dal lato dei produttori sia dal punto di vista dei consumatori: nel 2021 almeno 23 milioni di italiani hanno acquistato almeno un prodotto biologico.

Il responsabile agricoltura di Legambiente Angelo Gentili ci ricorda che la strada per raggiungere gli standard fissati negli obiettivi comunitari è ancora lunga. Secondo le strategie Farm to fork e Biodiversità, entro il 2030 è necessario ridurre del 50% i pesticidi, del 20% i fertilizzanti, del 50% gli antibiotici. Si dovrà ancora lavorare anche sulla coltivazione, convertendo il 10% delle aree agricole in corridoi ecologici e raggiungendo l’obiettivo del 25% della superficie coltivata in Europa a biologico.

L’imperativo? Mettere al bando “definitivamente sia il glifosato che ogni altra tipologia di neonicotinoidi per salvaguardare la salute dei consumatori, gli ecosistemi, le api e gli insetti impollinatori“.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA

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