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Peste suina, con il blocco la Liguria rischia la crisi di agriturismi e rifugi

L’allarme di Federparchi: “servono ristori”

L’epidemia di peste suina che ha colpito alcuni cinghiali sul territorio della Liguria e nell’Alessandrino ha provocato timori nel Governo. I ministeri della Salute e delle Politiche agricole hanno emesso un’ordinanza congiunta che vieta pressoché ogni attività all’aperto nei Comuni coinvolti nella zona rossa, 28 nella Città metropolitana di Genova e 7 nel Savonese.

Le attività proibite sono trekking, caccia, mountain bike, raccolta funghi, tartufi, pesca, e ogni altra attività “che preveda l’interazione diretta e indiretta con i cinghiali infetti o potenzialmente infetti e che comportino un rischio per la diffusione della malattia“.

L’impatto dell’ordinanza è enorme, non solo a livello sociale e psicologico, perché è andata a interdire tutti i luoghi che erano stati “di sfogo” nei vari lockdown imposti per la pandemia di Coronavirus; ma anche a livello economico, perché le restrizioni riguardano un tessuto fragile dell’entroterra già provato da due anni di Covid.

Eppure la peste suina africana non è pericolosa per l’uomo: si tratta di una malattia virale, altamente contagiosa e spesso letale, sì, ma per suini e cinghiali. Non è trasmissibile agli esseri umani. Si diffonde direttamente per contatto tra animali infetti oppure attraverso la puntura di vettori, come le zecche. La trasmissione indiretta si verifica attraverso attrezzature e indumenti contaminati oppure con la somministrazione ai maiali di scarti di cucina contaminati o lo smaltimento di rifiuti alimentari, specie se contenenti carni suine.

A lanciare l’allarme è Federparchi Liguria, che spiega che saranno colpite 250 imprese commerciali e che sono necessari ristori immediati per evitare il blocco e la chiusura: «sono circa 250 le realtà, tra agriturismi, B&b, piccole aziende produttrici dirette, che saranno pesantemente colpite da questi provvedimenti necessari a garantire la salute pubblica – ha spiegato il referente regionale Roberto Costa – chiediamo fin d’ora che siano previsti ristori per esse, così come durante la pandemia è stato predisposto per tutte quelle attività che erano state costrette a chiudere».

Le imprese coinvolte vivono quasi completamente di turismo outdoor: rifugi, agriturismi, attività alberghiere, guide naturalistiche, accompagnatori turistici, centri educazione ambientale, produttori tipici, in particolare nei settori carne, miele, latte, formaggi, taglialegna, allevatori, centri turismo equestre, sono tutte realtà che rendono vivo l’entroterra ligure e che adesso rischiano di dover chiudere.

Rimane ammessa la caccia di selezione: una scelta che punta a dare rassicurazioni a livello economico per quanto riguarda l’export di carni e salumi italiani, di cui ieri è arrivata la sospensione di importazione da parte di Paesi come Cina, Giappone, Svizzera e Taiwan. Per un giro d’affari da circa 1,7 miliardi di euro.

I Comuni coinvolti nella Città Metropolitana sono: Arenzano, Bogliasco, Ceranesi, Ronco Scrivia, Mele, Isola del Cantone, Lumarzo, Masone, Serra Riccò, Genova, Campo Ligure, Mignanego, Bargagli, Busalla, Savignone, Torriglia, Rossiglione, Sant’Olcese, Valbrevenna, Sori, Tiglieto, Campomorone, Cogoleto, Pieve Ligure, Davagna, Casella, Montoggio Crocefieschi e Vobbia.

Quelli off limits nella provincia di Savona, invece: Albisola Superiore, Celle Ligure, Stella, Pontinvrea, Varazze, Urbe e Sassello.

I 78 Comuni piemontesi, infine, tutti in provincia di Alessandria, sono: Cavatore, Castelnuovo Bormida, Cabella Ligure, Carrega Ligure, Francavilla Bisio, Carpeneto, Costa Vescovato, Grognardo, Orsara Bormida, Pasturana, Melazzo, Mornese, Ovada, Predosa, Lerma, Fraconalto, Rivalta Bormida, Fresonara, Malvicino, Ponzone, San Cristoforo, Sezzadio, Rocca Grimalda, Garbagna, Tassarolo, Mongiardino Ligure, Morsasco, Montaldo Bormida, Prasco, Montaldeo, Belforte Monferrato, Albera Ligure, Bosio, Cantalupo Ligure, Castelletto d’Orba, Cartosio, Acqui Terme, Arquata Scrivia, Parodi Ligure, Ricaldone, Gavi, Cremolino, Brignano-Frascata, Novi Ligure, Molare, Cassinelle, Morbello, Avolasca, Carezzano, Basaluzzo, Dernice, Trisobbio, Strevi, Sant’Agata Fossili, Pareto, Visone, Voltaggio, Tagliolo Monferrato, Casaleggio Boiro, Capriata d’Orba, Castellania, Carrosio, Cassine, Vignole Borbera, Serravalle Scrivia, Silvano d’Orba, Villalvernia, Roccaforte Ligure, Rocchetta Ligure, Sardigliano, Stazzano, Borghetto di Borbera, Grondona, Cassano Spinola, Montacuto, Gremiasco, San Sebastiano Curone e Fabbrica Curone.

di: Micaela FERRARO

FOTO: PIXABAY

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