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Data breach, il furto di dati personali in Ue cresce dell’8%

Solo in Italia nell’ultimo anno gli attacchi informatici ransomware sono aumentati dell’81%

L’ultimo report dello studio legale Dla Piper riporta il dibattito sui data breach, ossia sui dati personali trafugati attraverso attacchi informatici. Secondo i numeri più aggiornati, nel 2021 le notifiche di questo crimine sono aumentate dell’8% nell’Unione Europea rispetto al 2020. In questo arco temporale sono state registrate 130mila violazioni dei dati personali e, dal 28 gennaio del 2021 ad oggi, i garanti dei vari Paesi hanno inflitto sanzioni per oltre un miliardo di euro.

Il report riguarda le violazioni del regolamento generale europeo sulla protezione dei dati, il cosiddetto Gdpr. Prendendo in analisi i dati dei 27 Paesi dell’Unione più Regno Unito, Norvegia, Islanda e Liechtenstein, si nota un aumento nella media di notifiche di data breach quotidiane, passata da 331 a 356 segnalazioni.

Parallelamente sono aumentate anche le sanzioni, nel 2021 cresciute complessivamente del 594%. Le multe più alte sono state comminate da Lussemburgo, Irlanda e Francia alle cifre stellari, rispettivamente, di 746, 225 e 50 milioni. Proprio Lussemburgo e Dublino sono in prima e seconda posizione in Europa per le sanzioni registrate dall’entrata in vigore del Gdpr; al terzo posto c’è l’Italia.

Incrociando i dati delle notifiche di crimine e rapportandoli alla popolazione residente, risulta che i Paesi nei quali i data breach sono più diffusi sono Paesi Bassi, Liechtenstein e Danimarca. I tassi sono rispettivamente di 151, 136 e 131 reati ogni 100mila abitanti. In questi termini l’Italia risulta uno dei Paesi con il numero minore di notifiche di dati personali trafugati rispetto alla popolazione residente.

Non necessariamente un dato positivo quest’ultimo. Come infatti spiega il responsabile del dipartimento italiano di Intellectual property & technology Giulio Coraggio, il Garante in Italia “non ha fornito criteri chiari per il calcolo delle sanzioni, lasciando le aziende in uno stato di incertezza che può durare anche anni per la lunghezza dei procedimenti“. Una lentezza burocratica che spesso funge da deterrente per le denunce e che spiega il basso numero di notifiche di data breach in Italia a fronte del crescente numero di cyber attacchi.

Per citare uno dei molti report che confermano la diffusione di questo crimine, secondo la società di cybersicurezza Kaspersky nei primi 11 mesi del 2021 in Italia gli attacchi ransomware (malware che irrompono nei sistemi di sicurezza di enti e aziende utilizzati per chiedere un riscatto) sono aumentati dell’81%.

di: Marianna MANCINI

FOTO: PIXABAY

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