
Questo meccanismo europeo serve per regolare le quantità di CO2 rilasciate nell’ambiente dalle grandi imprese del settore energetico e degli operatori aerei
Anche il processo di transizione ecologica è regolato dalle leggi del mercato. Nell’Unione Europea sta prendendo sempre più piede il sistema di scambio delle emissioni di CO2, i cosiddetti Ets. Di cosa parliamo?
Questo meccanismo si basa, in estrema sintesi, sul principio che chi intende emettere di più è tenuto a pagare una tassa maggiore. Nel 2005 l’Ue ha fissato un limite massimo di gas serra emettibile dalle grandi imprese del settore energetico e dagli operatori aerei.
Questi soggetti coinvolti sono circa 11mila in tutto il Vecchio continente, di cui un migliaio in Italia e, complessivamente, sono responsabili di circa la metà delle emissioni di carbonio in tutta Europa.
Le aziende quindi devono dotarsi di permessi speciali in quantità proporzionale alle loro emissioni; mentre in alcuni casi li ottengono gratuitamente, per la maggior parte li devono acquistare all’interno di un vero e proprio mercato di Ets.
Vi sono ad esempio permessi in “esubero”, detenuti da imprese che dopo aver investito nel proprio rinnovamento energetico non li hanno dovuti sfruttare; queste aziende possono scegliere di conservate il permesso per un futuro o di venderlo a un’altra impresa.
La compravendita avviene mediante aste, delimitate da tetti ben precisi. Limitando la quantità in circolazione di questi permessi, ci si assicura che mantengano un prezzo alto e si scoraggiano le imprese ad acquistarne.
Dal 2021 è stata segnata una nuova stretta sugli Ets, che dovranno ridursi del 2,2% annuo, pari a circa 55 milioni di quote in meno. L’ultima proposta della Direttiva europea suggerisce addirittura un -4,2%, direzione in cui rema anche il presidente di Confindustria Carlo Bonomi che ha chiesto la sospensione temporanea delle vendite per fermare la speculazione.
A dicembre 2021 infatti gli Ets hanno toccato quota 90 euro per tonnellata di CO2, rispetto ai 30 euro del mese di gennaio dello stesso anno. Il prezzo così alto è in linea con una spinta alla decarbonizzazione ma costituisce un peso economico troppo pesante da sopportare per le imprese che ancora non hanno investito nel proprio efficientamento energetico.
Questo si traduce anche in un aumento dei costi per il consumatore finale: si stima che il 20% dei rincari delle bollette sia dovuto anche al crescere di questo tipo di spese.
Nel frattempo, la guerra in Ucraina (con le conseguenti sanzioni internazionali) e la spinta inflazionistica di materie prime ed energia ha portato il prezzo degli Ets a crollare nuovamente del 30%.
di: Marianna MANCINI
FOTO: PIXABAY
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