
Un macigno che potrebbe mandare in default 184.000 imprese che danno lavoro a 1,4 milioni di persone
A rischio il 3% del Pil nel 2022 tra la fiammata dell’energia e la crisi provocata dalla guerra. Lo dice Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative commentando La Guerra dell’energia, il focus Censis Confcooperative elaborato sull’analisi del FMI. Tutto questo potrebbe mandare in default 184.000 imprese che danno lavoro a 1,4 milioni di persone.
Molti settori dall’agroalimentare al welfare sono alla canna del gas. Secondo lo studio sono a rischio 184.000 imprese con almeno tre addetti. Maggiore l’incidenza del rischio fra le imprese dei servizi (20,5%) e fra le piccole (21,3% nella classe tre-9 addetti).
«È un’economia di guerra e occorrono misure di guerra» Gardini suona l’allarme, ma lancia anche una proposta al Governo: «Le imprese vantano circa 60 miliardi di crediti nei confronti della PA. Le imprese creditrici potrebbero compensare il caro energia con i crediti vantati. La liquidazione sarà rimandata a un accordo tra Stato, Cdp, società energetiche e municipalizzate. Questo sarebbe particolarmente utile per la disponibilità di cassa delle imprese che si stanno indebitando per pagare la bolletta elettrica triplicata rispetto allo scorso anno».
Ma la ricerca affronta anche il tema delle imprese pronte ad assumere, il problema è che manca il personale qualificato: il disallineamento nel 2021 ha bruciato 1,2% di PIL e continua a pesare nel 2022 per quasi 200.000 imprese.
di: Maria Lucia PANUCCI
FOTO: SHUTTERSTOCK
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