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I cinque trend del networking nella nuova era digitale

Lo smart working e le forme ibride hanno integrato il mercato del lavoro con strumenti e opportunità tutte da cogliere

Abbiamo più volte parlato dell’evoluzione del mondo del lavoro che negli ultimi due anni, fra smartworking e gestione delle tempistiche, è profondamente mutato. Questa innovazione ha riguardato da vicino anche le dinamiche del networking e degli incontri professionali.

Cogliendo la sfida di questi cambiamenti, un gruppo di giovani imprenditori italiani ha fondato la startup Zwap che sfrutta le potenzialità dell’intelligenza artificiale per favorire la comunicazione e l’incontro fra professionisti.

Ecco, secondo Zwap, quali sono i cinque trend del networking professionale nel 2022. Il primo elemento da evidenziare è lo sviluppo di un networking ibrido nel quale gli incontri one-to-one assumono un ruolo sempre più strategico.

«Se prima si dava per scontato che un business meeting dovesse essere in presenza, ora si è consapevoli che anche i meeting online consentono di costruire rapporti basati sull’empatia e sull’affinità di intenti e ambizioni» spiega il cofounder di Zwap Federico Pedron insieme a Luca Tamborino Frisari e Luigi Adornetto.

«Possiamo dire che le videochiamate tra due persone si rivelano essere il mezzo di comunicazione digitale tramite il quale è più facile entrare in confidenza: sapere di avere del tempo a disposizione dedicato e di avere un interlocutore interessato porta le persone a sentirsi a proprio agio e a lasciarsi andare».

La possibilità di lavorare da remoto ha ridisegnato la geografia degli incontri, tanto che la “distanza fisica ha ormai smesso di essere un ostacolo, per diventare un’opportunità“, permettendoci di prendere parte con disinvoltura a meeting, talk e altri eventi di networking online. «Il vero vantaggio competitivo per i professionisti del futuro sarà proprio quello di coltivare le capacità di costruire e mantenere nel tempo relazioni di valore sia on che offline».

Un altro trend da tenere d’occhio riguarda le community verticali, ossia “community più ristrette dove però è più facile per il professionista generare connessioni realmente autentiche e di valore all’interno di un ecosistema per lui rappresentativo“.

Il paradigma dei social nei quale si accumulano più reti e follower possibile è ormai superato e “ai numeri si preferisce la tipologia di contatti e di riscontri“, ribadendo una “cultura basata sull’autenticità dei legami e all’inclusione“.

Naturalmente un occhio va mantenuto sempre acceso sulla tecnologia: le sfide del lavoro da remoto possono essere affrontate solo seguendo la “trasformazione digitale” e i suoi “cambiamenti tecnologici, culturali, organizzativi, sociali e manageriali“, portando “trasparenza, condivisione e inclusione” in tutto l’ecosistema professionale.

Non bisogna infine dimenticare il networking interno nell’ambito di team e uffici diffusi. «Davanti al processo di dematerializzazione dello spazio fisico dell’ufficio inteso in senso classico, sarà sempre più importante mantenere e consolidare i rapporti con quei colleghi che ora si incontrano meno di frequente» spiega Pedron.

La comunicazione interna fra dipendenti, manager e collaboratori si avvarrà sempre più degli strumenti tecnologici.

di: Marianna MANCINI

FOTO: PIXABAY

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