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Visco: “oltre 100 milioni di persone torneranno in povertà estrema”

Il governatore di Bankitalia lancia l’allarme sottolineando come in Italia si investa poco nell’istruzione, “meno dell’1% del Pil”


«Da oltre un mese l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia sta mettendo a repentaglio l’assetto economico e finanziario internazionale». Sono le parole del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, durante Economia e Società, Disuguaglianze e democrazia. Quale futuro per un capitalismo democratico? a cura della società editrice il Mulino e Eur culture per Roma.

Visco sottolinea: «l’integrazione dei mercati e la stessa cooperazione multilaterale che ne costituivano due fondamentali pilastri sono oggi, chiaramente, più incerti. Persino la pace nel nostro continente rischia di essere compromessa. [Questo momento, Ndr] è un punto di svolta le cui conseguenze sono difficili da prevedere sia sul piano economico, sia su quello politico e sociale».

Il governatore di Bankitalia ha poi parlato della situazione economica italiana: «in Italia è un po’ peggiorata la distribuzione dei redditi tra il 1980 e oggi. La questione cruciale del nostro Paese riguarda il ristagno della crescita. Nel 2019 – ha affermato Visco – il Pil pro capite si attestava su livelli prossimi a quelli di inizio millennio, ed è cresciuto il livello di famiglie con livelli di reddito e di consumo al di sotto delle convenzionali soglie di povertà».

Inoltre “la pandemia ha amplificato la disoccupazione dei giovani”. All’emergenza sanitaria è collegato un insieme di “ricadute di natura psicologica e sociale”, effetti che possono “avere implicazioni anche sull’economia” e “a livello globale” tanto che si stima che “oltre 100 milioni di persone torneranno in stato di povertà estrema”.

Visco ha poi dichiarato: «i progressi dell’ultimo decennio non potranno che rallentare. Perché ciò non avvenga, è necessario che ci sia un intervento istituzionale e un coordinamento anche a livello di cooperazione internazionale rilevante. Uno dei problemi cruciali nel nostro Paese riguarda la scuola. Il “modesto livello di investimenti in istruzione, in particolare quella terziaria provoca una “fragilità del sistema scolastico».

Visco lancia l’allarme: in Italia si investe poco nell’istruzione, “meno dell’1% del Pil, una delle percentuali più basse dei Paesi avanzati”.

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/ETTORE FERRARI

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