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Embargo del petrolio russo, Ungheria e Slovacchia frenano le sanzioni

Le due economie europee hanno ritenuto insufficienti le deroghe concesse dalla Commissione e l’unanimità richiederà ulteriori discussioni in seno ai 27 dell’Unione

Ieri si è tenuta una nuova riunione degli ambasciatori Ue che, fra stalli e divergenze, ha portato la Commissione a presentare il nuovo e sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia. Le risoluzioni adottate saranno ora sottoposte al vaglio del Consiglio Ue, che dovrà approvarle a maggioranza assoluta. A poche ore dal voto, però, c’è ancora molta incertezza sulla chiusura dell’accordo fra i 27.

Al centro del pacchetto di sanzioni c’è il cosiddetto phasing out dal petrolio russo, ossia lo stop alle importazioni di greggio da Mosca. Proprio questo indirizzo ha diviso i Paesi che si trovano ad affrontare diversi livelli di dipendenza energetica dal gas russo.

In particolare, si discute sulle tempistiche di attuazione del “divieto totale d’importazione di tutto il petrolio russo, via mare e via oleodotto, greggio e raffinato”. La Commissione ha valutato la concessione di esenzioni ad alcuni Paesi, che permetteranno loro di prorogare (o quantomeno di dilazionare nel tempo) lo stop all’import scongiurando una ricaduta immediata delle sanzioni sulle economie europee, prima ancora che su quella russa.

Sui tempi si è pronunciata anche la la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, secondo cui “elimineremo il greggio russo entro sei mesi e i prodotti raffinati entro la fine dell’anno“. Per farlo, “ci assicureremo di eliminare gradualmente il petrolio russo, in modo da permettere a noi e ai nostri partner di assicurare vie di approvvigionamento alternative e di ridurre al minimo l’impatto sui mercati globali“.

Il nodo critico riguarda nello specifico Slovacchia e Ungheria, che hanno richiesto una deroga speciale per limitare gli effetti di uno stop immediato all’import. I due Paesi infatti, privi di sbocchi sul mare e approvvigionamenti interni, dipendono totalmente dalle consegne dell’oleodotto Druzhba.

Secondo i dati riportati da Avvenire, Budapest riceve da Mosca il 58% del suo fabbisogno di petrolio e derivati, mentre Bratislava importa dalla Russia il 96% del suo approvvigionamento energetico totale.

Per questo motivo la proposta della Commissione prevede un’esenzione temporanea per Ungheria e Slovacchia, che applicheranno il blocco entro la fine del 2023, anziché di quest’anno come gli altri Paesi.

La proroga ha però trovato il netto rifiuto del governo ungherese: «così com’è non sosterremo la proposta» ha dichiarato il portavoce Zoltan Kovacs, spiegando che il pacchetto è privo di garanzie su come gestire la transizione e “su come sarebbe garantita la sicurezza energetica dell’Ungheria“.

«Ero pronto a concordare con i primi cinque pacchetti di sanzioni Ue, ma ho detto chiaramente fin dall’inizio che c’è una linea rossa: il settore dell’energia» ha precisato Orban.

Ungheria e Slovacchia puntano quindi a ottenere ulteriori compensazioni oltre alla deroga, consentendo così la naturale estinzione dei contratti già stretti con la Russia oltre, naturalmente, al divieto di stipularne di nuovi.

Queste minacce di veto potrebbero però coinvolgere altri Paesi come la Bulgaria e la Repubblica Ceca, la cui dipendenza dal petrolio russo sfiora quasi il 100%.

Per ottenere l’unanimità, quindi, sarà necessario ancora qualche giorno.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/RONALD WITTEK

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