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Rigassificatori in Italia, i progetti di finanziamento

La Commissione europea presenterà le linee guida per l’impiego dei fondi del Pnrr, con lo stanziamento di 29 miliardi di euro di investimenti

La missione di diversificazione dell’approvvigionamento energetico, spinta dall’Europa in seguito alle complicazioni dettate dalla guerra esplosa in Ucraina, si muove su più piani. Uno di questi riguarda l’impiego di rigassificatori, impianti che trasformano il gas dallo stato liquido ad aeriforme.

La prossima settimana la Commissione presenterà le nuove linee guida per l’impiego dei fondi del Pnrr, che introducono anche indicazioni relative al finanziamento di nuovi rigassificatori negli Stati membri.

Si parla di investimenti per 29 miliardi di euro, destinati al potenziamento della rete energetica europea e al finanziamento di nuove infrastrutture per la ridistribuzione del gas metano liquido, che sarà importato e in seguito trattato da impianti nazionali.

Altre novità in merito erano state presentate già in occasione dell’approvazione in cdm del dl Aiuti: «il prossimo anno installeremo un rigassificatore galleggiante, non permanente – aveva annunciato il ministro Cingolani – Questo ci consentirà di essere indipendenti dal gas russo» (abbiamo sintetizzato qui il pacchetto di misure previste).

Al momento in Italia esistono solo tre rigassificatori. Il più grande, che è stata anche la prima struttura al mondo realizzata off-shore, è a Porto Viro, in provincia di Rovigo, a 15 km dalla costa veneta. Le altre due sono a Panigaglia, nello spezzino, e a Livorno.

Ora il Governo ha in programma la creazione di altre due strutture, una a Piombino, in provincia di Livorno, e una a Ravenna.

Intervenendo al Forum Ambrosetti (qui il racconto del meeting dedicato al Mezzogiorno), la ministra Mara Carfagna ha poi voluto riportare la discussione nell’ottica dello sviluppo del sud Italia. Fra i progetti per lo sviluppo economico delle regioni del Meridione ci sarebbe dunque anche la costruzione di nuovi impianti di rigassificazione.

Il Sud Italia è «la collocazione naturale dei nuovi rigassificatori per l’importazione di gas liquido – ha spiegato la ministra – È il Sud che può attrarre nuovi investimenti industriali in un’epoca in cui, inevitabilmente, si ridurranno le catene globali del valore e si dovranno riportare in Europa produzioni che nei decenni scorsi abbiamo lasciato in Cina e in Asia con eccessiva fiducia ed entusiasmo».

Fra le aree interessate ci sonoBrindisi, Taranto, Gioia Tauro e Porto Empedocle, ma anche la Sardegna, candidata a diventare un polo nevralgico per la produzione e la distribuzione di gas metano in Italia. Al momento si parla di un terminale di rigassificazione a Oristano mentre Porto Torres e Porto Vesme sono stati individuati come potenziali siti per ospitare due navi rigassificatrici.

Sul piano nazionale, il progetto passerà per lo sviluppo e il potenziamento dei gasdotti già esistenti sul territorio italiano; parliamo degli impianti del Passo Gries (Verbania), di Tarvisio (Udine), di Mazara del Vallo (Trapani), collegato all’Algeria con il Transmed, di Gela (Caltanissetta), collegato al Greenstream della Libia e al gasdotto di Melendugno (Lecce), connesso alla Tap dell’Azerbaijan.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA / SEC Newgate Italia

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