
Confesercenti in un report mette in luce i cambiamenti dovuti alla nuova modalità di lavoro
Lo smart working, una pratica già in uso in diverse nazioni ma che l’Italia ha visto esplodere solo a causa della pandemia da Covid-19, tra gli innumerevoli aspetti positivi ha anche fatto emergere alcune criticità.
Secondo un report di Confesercenti a causa del lavoro agile strutturale 21mila attività si trovano a rischio chiusura con la conseguente perdita di 93mila occupati, si tratta soprattutto di lavoratori di esercizi pubblici e ricettività.
Con il risparmio indotto dal lavoro da remoto le imprese hanno risparmiato anche risorse in termini di affitti di locali, consumi energetici e ti trasporto, una cifra che si aggira sui 12,5 miliardi di euro. Un risparmio che per il 45% è ottenuto nelle grandi città (dove la percentuale di lavoratori da casa è più significativa) e il 20% nelle città più piccole.
Per quanto riguarda i lavoratori sono, in media, 4,9 milioni gli italiani che non hanno più l’obbligo di recarsi sul luogo di lavoro. Il risparmio è nelle famiglie arriva dall’evitare i pasti fuori casa e il mancato utilizzo di mezzi di trasporto, ma al contempo sono in aumenti i consumi per i prodotti alimentari e per le utenze.
Infine, un altro cambiamento dovuto allo smart working investe le abitudini di spesa, gli italiani spendono più per apparecchiature tecnologiche necessarie per il lavoro da casa e meno per per prodotti di igiene, cura della persona e abbigliamento.
di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: PIXABAY
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