
Secondo il governatore del Lugansk per “ripulire” la città servono armi a lungo raggio occidentali. Zelensky mette in guarda sul blocco del Mar Nero
Milioni di persone in tutto il mondo potrebbero morire di fame se la Russia non consentirà all’Ucraina di esportare grano dai suoi porti: è questo l’allarme lanciato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky. In un videomessaggio registrato al Time 100 Gala, infatti, afferma: «non possiamo esportare il nostro grano, il mais, l’olio vegetale e altri prodotti che hanno svolto un ruolo di stabilizzazione nel mercato globale – dice, citato dalla Cnn. – Questo significa che, purtroppo, decine di Paesi potrebbero trovarsi di fronte a una carenza fisica di cibo. Milioni di persone potrebbero morire di fame se il blocco del Mar Nero da parte della Russia dovesse continuare».
Ieri sera, durante la cerimonia di apertura del vertice delle Americhe, il presidente statunitense Joe Biden ha dichiarato: «abbiamo bisogno di più cooperazione e di idee innovative come non mai. La democrazia è il segno distintivo delle Americhe e in un momento in cui la democrazia è sotto attacco nel mondo noi dobbiamo difenderla». Nel frattempo, come riportano i media a stelle e strisce, il consigliere alla Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan, ha detto: «siamo impegnati a fornire tutte le apparecchiature e gli strumenti necessari all’Ucraina per essere in grado di resistere alle avanzate russe e respingerle dove è possibile. Siamo preoccupati da ogni atto di aggressione della Russia, da ogni centimetro di territorio ucraino che occupano, che bombardano e che distruggono – ha sottolineato. – Siamo impegnati a fornire le armi necessarie per consentire a Kiev di resistere».
Sul conflitto torna ad intervenire il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che su Twitter scrive: «l’invasione russa dell’Ucraina deve finire. Ma finché ciò non accadrà, abbiamo bisogno di azioni immediate: 1. Dobbiamo portare stabilità ai mercati alimentari ed energetici globali. 2. Abbiamo bisogno di rendere immediatamente disponibili risorse per aiutare i Paesi e le comunità più povere».
Il conflitto resta ancora concentrato a Severodonetsk dove, secondo Zelensky, si “decide il destino del Donbass”. «La battaglia per Severodonetsk è una delle più difficili dall’inizio dell’invasione russa. Rimane l’epicentro dello scontro nel Donbass. Difendiamo le nostre posizioni, infliggendo perdite significative al nemico» – avverte, infatti.
Proprio a Severodonetsk i russi avrebbero bombardato un impianto chimico, al suo interno ci sarebbero 800 civili. Secondo il ministero della Difesa di Mosca, Oleksandr Motuzyanyk, la città sarebbe ormai controllata dai russi. «È un obiettivo strategico, dopo di che cercheranno di effettuare operazioni di assalto a Lysychansk, tagliare le vie di comunicazione e da lì continuare l’offensiva nel Donbass» – ha spiegato. Lo conferma anche il governatore della regione di Lugansk, Sergei Gaidai, che su Telegram scrive: «i russi controllano una gran parte di Severodonetsk. La zona industriale è ancora nostra e non ci sono russi; la battaglia si sta ora combattendo nelle strade della città».
Lo stesso Gaidai, tuttavia, afferma che con armi a lungo raggio occidentali l’Ucraina potrebbe “ripulire Severodonetsk in due o tre giorni”. Su Telegram aggiunge: «i russi si attengono alle loro tattiche primitive: fuoco di artiglieria pesante, poi tentativi di sfondamento. Lo stesso è accaduto nelle già distrutte Rubizhne e Popasna. Se ci procuriamo rapidamente le armi a lungo raggio occidentali, inizierà un duello di artiglieria, la Russia perderà a ovest e i nostri difensori saranno in grado di ripulire Severodonetsk in due o tre giorni. I russi non controllano la strada Lysychansk-Bakhmut, ma la prendono costantemente d’assalto» – conclude.
Mosca, intanto, avrebbe schierato altri 30 carri armati T-62 a Vasylivka, un villaggio a circa 35 chilometri a sud di Zaporizhzhia. Lo rende noto il portavoce del ministero della Difesa ucraino, Oleksandr Motuzianyk, citato dal Kyiv Independent.