
Con la riforma Ets l’Europarlamento chiede che il target 2030 di riduzione dei gas serra nei settori coperti dallo strumento salga al 63%. Compromesso raggiunto fra gruppi maggiori e Verdi
L’Europarlamento approva la riforma del mercato delle emissioni CO2 e lo fa con una fortissima maggioranza di 439 voti a favore, mentre solo 157 sono stati i contrari e 32 le astensioni.
Si tratta di un testo legislativo cruciale per ricalibrare il mercato Ets sul nuovo obiettivo della riduzione entro il 2030 del 55% delle emissioni, invece che del 40% previsto precedentemente, e per adattarlo al nuovo “meccanismo di adattamento del carbonio alle frontiere” (Cbam), ovvero il sistema di dazi climatici che si applicherà, con introduzione graduale a partire dal 2026, ad alcune merci importate da paesi che non hanno regimi simili all’Ets per la riduzione delle emissioni. In particolare con la riforma Ets l’Europarlamento chiede che il target 2030 di riduzione dei gas serra nei settori coperti dallo strumento salga al 63%, due punti in più rispetto al 61% previsto nella proposta della Commissione.
E pensare che il Parlamento europeo aveva bocciato il pacchetto clima solo due settimane fa durante l’ultima plenaria di Strasburgo, l’8 giugno scorso. Mentre il Ppe e i liberali di Renew avevano votato a favore, Socialisti, Verdi e Sinistra avevano detto no, come l’estrema destra sovranista (Id) a la destra conservatrice (Ecr).
Il motivo della discordia era stato il tentativo del Ppe di far passare alcuni emendamenti per ritardare al 2034 la fine del sistema delle quote di emissioni gratuite per l’Ets che vengono concesse oggi alle industrie a più alto consumo energetico e che verranno eliminate con l’entrata in vigore dei dazi climatici del Cbam. Il testo, bocciato, era stato quindi rinviato alla commissione europarlamentare competente, la commissione Ambiente, per cercare di trovare un nuovo compromesso.
Il compromesso, che consiste in diversi emendamenti appoggiati dai tre maggiori gruppi e dai Verdi, prevede che le quote gratuite per l’industria siano eliminate fra il 2027 e il 2032, due anni prima di quanto chiedeva il Ppe e tre anni prima di quanto prevede la proposta originaria della Commissione. Il Ppe, tuttavia, ha ottenuto negli emendamenti di compromesso che il ritmo della riduzione delle quote gratuite sia più lento all’inizio e più accelerato gli ultimi anni (nel 2027 le quote gratuite saranno il 93% rispetto all’anno precedente, nel 2028 il l’84%, nel 2029 il 69%, nel 2030 il 50%, nel 2031 il 25%, per raggiungere lo 0% nel 2032).
Oltre alla risoluzione sulla riforma dell’Ets, sono state votate oggi altre due posizioni del Parlamento europeo che erano state rinviate anch’esse in commissione Ambiente dopo il voto in plenaria dell’8 giugno. Si tratta del nuovo Fondo sociale per il clima, che sarà finanziato con una parte dei proventi dell’Ets, e dello stesso dispositivo per i dazi climatici (il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere – Cbam).