
Dato in calo rispetto al 2020, migliora anche la situazione dei dipendenti
Spiragli di miglioramento, nonostante la recessione e la guerra, per le famiglie che poggiano su reddito autonomo e dipendente. Secondo la Cgia infatti, l’annuale indagine campionaria realizzata dall’Istat, la percentuale di famiglie con reddito principale da lavoro dipendente che si trova a rischio povertà o esclusione sociale nell’anno 2021 si è attestata intorno al 18,4%; per quelle con reddito principale da lavoro autonomo, invece, al 22,4%. Un dato in flessione dopo il periodo della pandemia, che aveva fatto registrare un repentino aumento delle due percentuali.
A spingere la ripresa i bonus e i ristori proposti dal legislatore durante il biennio 2020-2021, ma anche un aumento dei lavoratori dipendenti probabilmente legato ai maggiori costi e rischi che comporta un’attività in proprio. Se prima della pandemia erano poco meno di 5,2 milioni i cittadini che vivevano di lavoro autonomo, ad agosto si sono attestati a poco più di 5 milioni, mentre il numero dei lavoratori dipendenti è aumentato di 211 mila unità: prima della pandemia erano poco più di 17,8 milioni, quest’estate il numero è salito a poco più di 18 milioni.
Rispetto agli anni precedenti, in entrambe le tipologie familiari dunque l’incidenza di chi si trova in difficoltà economica e sociale è scesa. Ma restano ancora alcune ombre. Le famiglie che vivono di pensioni e sussidi infatti hanno visto aumentare notevolmente la situazione di marginalità economica: l’incidenza dal 31,8% del 2019 ha toccato il 33,9% del 2021.