
Fatturato da 40 milioni per Italianway, la soluzione che piace agli stranieri
Per Italianway è l’anno d’oro del turismo degli affitti brevi: secondo l’analisi delle prenotazioni effettuata dal Centro Studi della proptech la soluzione della casa per breve periodo piace anche agli stranieri, che dal primo gennaio al 31 maggio a giudicare dalle prenotazioni si sono presentati da ben 114 Paesi. Secondo l’ad di Italianway Marco Celani: «i viaggiatori sono sempre più attenti alla qualità del prodotto e dei servizi offerti dalla gestione professionale degli immobili. Anche le tariffe, tornate ai livelli pre Covid, ci dicono che il mercato è in grande ripresa, con una crescita, nei primi 5 mesi del 2022, di oltre il 60% rispetto allo stesso periodo del 2021: da 75 euro a notte a 120 euro circa». Un giro d’affari che per l’azienda nata a Milano si traduce in 3mila case contrattualizzate, oltre 340 destinazioni coperte in tutta Italia e 883mila notti prenotabili attraverso il sito; in soldoni, un giro d’affari di 40 milioni, ovvero il 140% dal 2020
Il motore della ripresa sembrano essere, almeno in questo settore specifico, gli stranieri. Si contrae infatti la percentuale di viaggiatori italiani che dal 52% dello scorso anno passa al 34%; anche tedeschi (dal 12% al 7,5%) e francesi (dal 9,5% al 7,2%) sembrano prediligere altre soluzioni. Mentre la ripresa die voli a lungo raggio torna a far viaggiare nel Belpaese americani (6,9%) ma anche cinesi (4,2%) attirati dalle città d’arte.
Non mancano anche gli ‘insospettabili’, come i polacchi che fanno un trend a sé (2,1%) mentre grandi assenti per ovvie ragioni sono i russi. In generale il clima di rinnovato ottimismo, la finestra temporale di prenotazione più ampia che svincola i clienti dal last minute permettono una pianificazione del viaggio più accurata e serena. In media si prenota 48 giorni prima di arrivare, con dinamiche che variano in funzione della nazionalità (gli italiani 15 giorni prima, gli americani 38, i tedeschi 31, i francesi 28) e della destinazione. Calano anche le cancellazioni come fa notare Celani: «mentre nel 2021 registravamo un numero di cancellazioni altissimo con picchi del 50%, quest’anno siamo tornati appena sopra la normalità pre-pandemia con un tasso di cancellazione di poco superiori al 15%».