
Il governo Meloni vuole cancellarle, ecco gli step possibili
Il nuovo governo Meloni vorrebbe cancellare le cartelle esattoriali di importo medio-basso. L’invio degli avvisi era ripartito, dopo una doverosa pausa di epoca pandemica, già a settembre 2021, ma è ora che il grosso potrebbe pesare di più su famiglie e imprese, considerato l’aumento del costo dell’energia e i rincari previsti per i prossimi mesi. Il Fisco al fine estate 2022 ha già notificato 10 milioni di cartelle e per gli ultimi 4 mesi di quest’anno è previsto l’invio di almeno altri 5 milioni. Di queste, il 56% sono considerate “cartelle pazze”, vale a dire con errori, perché il debito è decaduto o perché è già stato pagato.
L’accordo, per ora ancora una bozza, tra Agenzia delle entrate e ministero dell’Economia per il triennio 2022-2024, stabilisce la riscossione entro quest’anno del 70% delle cartelle ricevute dagli enti impositori tra il 2020 e il 2021 (il restante 30% delle cartelle sospese saranno inviate nel 2023). Quale sarà quindi la strategia del nuovo esecutivo? «Sarà necessario – ha detto Meloni nel discorso programmatico alla Camera – mantenere e rafforzare le misure nazionali a supporto di famiglie e imprese, sia sul versante delle bollette che del carburante. Un impegno finanziario imponente che drenerà gran parte delle risorse reperibili e ci costringerà a rinviare altri provvedimenti che avremmo voluto avviare già nella prossima legge di Bilancio». In parole povere il piano è avere un nuovo dl Aiuti, poi la Legge di Bilancio con una nuova sanatoria delle cartelle per il prossimo anno. L’operazione di “saldo e stralcio” potrebbe prevedere che siano cancellati fino a mille euro, mentre per quelli fino a 2 mila/2.500 euro risalenti fino al 2015 si parla del saldo del 20% del dovuto e del taglio del restante 80%.
Potrebbe in seguito arrivare anche una rottamazione quater per i debiti con importi maggiori e relativi sanzioni e interessi ridotti tutti al 5% e con una rateizzazione almeno quinquennale o decennale. E un’altra ipotesi allo studio riguarda quelle pendenze che ancora non hanno ricevuto la cartella esattoriale. Per loro potrebbe avvenire una “tregua fiscale”. Sempre a proposito di fisco, va poi ricordato che nella manovra allo studio del nuovo governo dovrebbero entrare anche un primo taglio del cuneo fiscale, la flat tax del 15% per le partite Iva fino a 100 mila euro e quella incrementale sui redditi in più dichiarati rispetto agli ultimi 3 anni.