
All’ex Alitalia servono almeno 50 milioni per evitare tagli, ma i vertici rassicurano: “conti solidi”
Ita torna a dichiarare intenzioni contraddittorie: da una parte non ha bisogno di preoccuparsi perché “i conti sono solidi”; dall’altra però senza un partner che possa fornire almeno 50 milioni il rischio tagli è più che solido. Fabio Lazzerini, amministratore delegato di Ita, e Roberto Carassai, direttore finanziario della compagnia, hanno spiegato la loro visione in una riunione con i dirigenti interni di prima fascia. Nella riunione, Lazzerini ha raccomandato ai suoi dirigenti di rispettare la sovranità del ministero dell’Economia (proprietario di Ita al 100%). Spetta al dicastero, in quanto socio di maggioranza assoluto, decidere se vendere Ita alla cordata che fa capo al fondo Certares oppure alla concorrenza, che vede insieme Lufthansa ed Msc.
«Nell’attesa, una cosa è certa. Senza un’alleanza solida, Ita Airways rinuncerà ad alcuni nuovi aerei che ha già opzionato, e ad aprire qualche sede all’estero- ammette Lazzerini-. Soprattutto smetterà di volare in alcuni orari del giorno da Milano Linate. E il passo indietro comporterebbe la perdita definitiva del diritto di usare quelle fasce orarie — glislot— nello scalo milanese». Sarà meglio quindi che i primi a prepararsi alla marcia indietro sullo scalo milanese siano i passeggeri, anche se l’ad rassicura che la ritirata da Linate «prenderebbe forma nella stagione invernale, la meno redditizia. E investirebbe le fasce orarie centrali della giornata, quando i velivoli raccolgono pochi passeggeri». Ita invece conserverebbe i diritti di volo dallo scalo milanese nelle fasce strategiche, tra le 6 del mattino e le 10 come tra le 17 e le 22, quando i manager partono oppure rientrano alla base.
Nella riunione, Lazzerini e Carassai rassicurano comunque che nonostante i tranelli del 2022 i conti della compagnia sono ancora solidi e in ordine. Anche se non ha aiutato, complice la guerra in Ucraina, la crisi folle e il rialzo dei prezzi del carburante, che hanno generato costi inattesi per 203 milioni. Il conto del carburante, peraltro, per consuetudine è pagato in dollari statunitensi, sempre più cari al cambio con l’euro. Nonostante le due incognite, e il colpo di coda del Covid di inizio anno, a fine settembre la compagnia di Stato aveva in cassa 190 milioni di liquidità. E se il ministero avesse deliberato, come era nei piani, un aumento di capitale per 400 milioni, la liquidità sarebbe stata al livello record dei 590 milioni.